I pusher violenti della “Varese bene”

Una banda di giovanissimi italiani accusati di aggressione, minacce, furti, ricettazione e spaccio

– Giovanissimi, italiani, provenienti da famiglie per bene di Varese, senza precedenti penali, ma con il fare da criminali esperti. La Squadra Mobile della Questura di Varese, coordinata dal dirigente Silvia Carozzo, ha smascherato una banda di ragazzini che negli ultimi mesi aveva seminato il panico tra i coetanei, rendendosi protagonista di episodi di aggressione, minacce, furti, ricettazione e spaccio di droga. Tutto alla luce del sole,

in pieno centro città e senza paura di essere scoperti o denunciati. Anzi, al momento del confronto i ragazzi hanno gestito il rapporto con gli agenti in maniera spavalda con la stessa dimestichezza che dimostrano personaggi con un maggior spessore criminale. Eppure hanno solo vent’anni e uno di loro addirittura sedici. Una banda senza scrupoli a cui si è arrivati partendo da un fatto accaduto a gennaio.

È stata la denuncia di un coetaneo a far scattare le indagini che hanno portato all’esecuzione di due ordinanze: di custodia in carcere per il minorenne e degli arresti domiciliari per il ventenne D.E. (trovato anche in possesso di un proiettile calibro 9×21), accusati di rapina, tentata estorsione, lesioni aggravate e spaccio di sostanze stupefacenti. Oltre a indagare altri due ragazzi, uno per ricettazione e un altro per spaccio, e alla perquisizione delle abitazioni di altri tre soggetti, due ventenni e di un uomo classe ’60 trovato in possesso di 50 grammi di hashish e materiale per il confezionamento della droga a sua volta poi iscritto nel registro degli indagati. La giovane vittima, che oggi non vive più a Varese e che si è trasferita proprio per la paura che le minacce subite diventassero realtà, aveva denunciato sei mesi fa la rapina, il tentativo di estorsione e l’aggressione subita ai Giardini Estensi. In quell’occasione il gruppo di ragazzi si era avvicinato alla vittima per intimargli la consegna di 200 euro a riscossione, a detta loro, di un debito legato alla droga. Pretesa cui la vittima non ha dato riscontro, provocando una violenta reazione: minacce di morte, furto del cellulare con esplicita richiesta di togliere la scheda Sim allo scopo di rivenderlo. Infine i ragazzi hanno sfilato con la forza alla vittima il giaccone colpendolo gravemente al volto.

Dalla denuncia sono quindi partite le indagini dell’operazione denominata Unic (dal nome della zona in cui i ragazzi si riunivano, vicino a San Vittore), che hanno permesso di identificare i componenti della banda, che nonostante la giovane età sono risultati possedere il profilo criminale proprio di soggetti disinvolti nelle loro trattative illecite. In particolare, i responsabili sono risultati appartenere in modo sistematico al settore del commercio illecito di droga confrontandosi, pur non essendo noti agli operatori, con criminali di più alto spessore. Un profilo agghiacciante quello che emerge dalle indagini. Soprattutto la figura del sedicenne, che delinea la piena consapevolezza della natura criminale di quanto portato a termine da lui e dai complici: avrebbe infatti dimostrato una certa disinvoltura nel delinquere ed è pienamente inserito in un contesto di spaccio che utilizza la violenza e la minaccia come metodo di riscossione. Nel gruppo non assume il ruolo di mero “gregario”, ma colui al quale impartire ordini ben precisi, sicuri di potervi fare affidamento.