I tentacoli della ‘ndrangheta stritolano la provincia di Varese

VARESE Sono tanto forti quanto invisibili, tranne quando si tingono di rosso sangue. I tentacoli della criminalità organizzata avvolgono la Provincia di Varese e si insinuano nel suo tessuto socio-economico, inquinando ciò che non riescono a depredare. Fatti eclatanti come l’omicidio Giuseppe Monterosso – ucciso nel maggio 2009 a Cavaria con Premezzo – sono solo la punta di un iceberg costituito da interessi milionari. Non a caso, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Milano, dietro il delitto Monterosso c’era molto di più che un semplice sgarro fra autotrasportatori: lo scopo dell’esecuzione, per i magistrati, era quello di rafforzare il ruolo di referenti della cosca Messina-Albanese e di intensificare l’attività delle cosche nelle province di Varese e Como.Adesso è il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro a calare il carico da undici. Nel suo ultimo rapporto, descrive una situazione inquietante. Fra le aree definite come più pericolose viene annoverata quella «a sud-ovest (di Como, ndr), al confine con le province di Milano e Varese: interessata anche da consistenti realtà mafiose con insediamenti radicati di affiliati alle organizzazioni criminali più importanti, in particolare alla ‘ndrangheta».Il triangolo Milano-Varese-Como, con la sua ricchezza, è assai ambito dalle mafie del sud, che già da tempo hanno installato le loro teste di ponte. Ma il basso profilo tenuto dalle cosche ha permesso loro di agire a lungo praticamente indisturbate. Come rimarca il Cnel, «l’espansione della presenza mafiosa è avvenuta sostanzialmente nell’indifferenza delle istituzioni e della pubblica opinione». Alla fine del 2003

Maurizio Grigo, ora procuratore capo a Varese, evidenziava questo aspetto nella sua relazione inviata alla Commissione antimafia. «La maggior concentrazione di sodalizi di criminalità organizzata italiana – scriveva Grigo – si è riscontrata, principalmente, nelle province di Milano, Varese, Como, Pavia e Lecco, dove hanno operato e tuttora operano aggregazioni di tipo mafioso collegate saldamente da storici ed accertati rapporti con le rispettive aree di origine, per la gestione coordinata dei più redditizi affari illeciti». Grigo rimarca la preminenza, nel Varesotto, della ‘ndrangheta sulle altre organizzazioni mafiose in forza della «solidità strutturale di base» e della «capillare diffusione». I soldi ottenuti dallo spaccio di droga vengono reinvestiti (e ripuliti) nel campo immobiliare e commerciale. Nemmeno gli appalti pubblici sarebbero immuni. Le alleanze fra cosche legate ai paesi di origine sono in continuo e sanguinoso mutamento. Il Cnel, citando i dati forniti dalla Direzione nazionale antimafia, addita come esempio tipico proprio la provincia di Varese «dove sono più visibili – scrive – i segni del mutamento in seguito alla distruzione della ‘ndrina capeggiata da Giacomo Zagari, uno ‘ndranghetista che a suo tempo fu capace di avere rapporti con imprenditori locali che rimasero soggiogati ed affascinati dal capobastone calabrese che è in galera solo dopo che il figlio ebbe a confermare le attività criminose del padre». «In questa provincia – aggiunge ancora il Cnel – particolarmente significativa è la presenza di elementi organizzati della ‘ndrangheta del crotonese, in particolare provenienti da Cirò Marina, riconducibili alla cosca Farao-Marincola».

e.romano

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