I volontari non mollano «Cerchiamo un’altra sede»

I volontari non mollano
«Cerchiamo un’altra sede»
Corsa alle alternative dopo la chiusura del centro Ozanam
Alla Brunella si teme per gli 80 clochard e si guarda alla “Piatti”

– I volontari del centro diurno Federico Ozanam della Brunella, chiuso dalla fine di novembre per problemi di natura burocratica e gestionale, non si danno pace per gli ospiti rimasti al freddo.
E così, oltre a chiedere alla Chiesa di riaprire al più presto la struttura, i volontari stanno cercando una sede alternativa, dove trasferire almeno momentaneamente il centro diurno.
Per ora le temperature miti non destano preoccupazione, ma si teme per i prossimi giorni, quando il termometro potrebbe scendere ancora di parecchi gradi. Molti clochard sono anziani, e rischierebbero di passare la giornata all’aperto, attaccati alla bottiglia, tra acciacchi e pericoli.

La prima sede su cui hanno messo gli occhi i volontari si trova affianco alla Brunella, nell’edificio su cui la fondazione Piatti sta realizzando il Centro multiservizi per la disabilità e la famiglia.
Un complesso che riunirà in un solo luogo la clinica, la riabilitazione precoce, la residenzialità, la formazione, la ricerca, la sperimentazione scientifico-sociale nonché l’ascolto e l’accompagnamento delle famiglie.
Tale centro si presterebbe, per vocazione, ad accogliere i senzatetto, assicurando loro la vicinanza con la mensa della Brunella, le docce e l’armadio che già utilizzano tutti i giorni.
Parallelamente, nell’attesa di capire se quella del centro multiservizi è una strada percorribile, i volontari stanno facendo una cernita degli immobili sequestrati alla mafia con la volontà di chiedere alle istituzioni uno spazio all’interno di questi per ospitare durante il giorno le persone meno sfortunate.
Un po’ come già accaduto con l’immobile che da qualche mese è diventato la casa delle donne vittime di violenza.

Ultima opzione: quella di mettere a posto almeno per i mesi invernali una parte di qualche capannone industriale sfitto o parzialmente utilizzato. Un’idea venuta ai volontari è quella di chiedere il permesso di attrezzare la mensa della Cagiva. Oppure la sala che si trova vicino ai locali di via Valverde che in tempi recenti sono diventati la sede della Polha.
Ovviamente queste sono solo ipotesi, perché si tratta in molti casi di spazi privati. Il centro che i volontari vorrebbero riaprire sarebbe uguale al centro Ozanam della Brunella.
Ovvero una struttura aperta dalle 11.30 alle 17. Ore in cui gli ospiti – fino a 80 al giorno – avrebbero la possibilità di consumare bevande calde e trascorrere il tempo con i volontari partecipando ad attività di diverso tipo.
Tra cui i corsi di italiano, le partite a carte, l’avvicinamento all’informatica, la lettura. Un giorno alla settimana gli ospiti incontrerebbero un medico.
Oggi i volontari faranno il giro delle istituzioni per depositare la loro richiesta di spazi e vedere se c’è qualcuno disposto ad aiutarli a trovare una soluzione temporanea.

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