I voti alla Cimberio sgonfia Scekic ce lo mangiamo. E Rush…

Ormai pure i sassi sanno che in attacco manca di profondità: da specialista del tiro da tre, fa quello e basta. In difesa, invece, è una tassa peggio dell’Imu.

In una squadra che ha paura, fatichiamo a trovare l’utilità di un giocatore che fa della paura (la sua e quella dei tifosi quando gioca) un suo marchio di fabbrica.

Come spesso accade, il tabellino mente regalandogli le cifre di una grande partita. Ha le mani caldine, ma sbaglia il tiro che forse (ma secondo noi no) avrebbe riaperto la partita.

Sul parquet dove un anno fa fu eroe, non ci capisce nulla o quasi. Va detto che la difesa di Bucchi lo limita alla grande, ma lui sta ancora chiedendosi ora cosa succede.

I minuti in campo sono oggettivamente pochini per bocciarlo così: ma forse un motivo per cui sta in campo così poco c’è. Mai pericoloso in attacco, perde una palla banale, non trova il ritmo per girarla in difesa.

Quel mezzo voto in più che lo salva dalla bocciatura totale è giustificata dai tre tiri tentati: segno che di palloni ne ha visti pochini davvero.

Discreto sugli aiuti difensivi anche se il suo uomo scrive 39 di valutazione: ma diavolo, due punti per caso li vuoi segnare?

Il primo tempo del capitano è da quell’Ere che ha fatto innamorare la gente di Varese.

Mani torride, tiri fuori equilibrio, canestri, canestri e canestri. Ma le sue percentuali immacolate ci mettono un attimo a precipitare, dopo che pure lui si dev’essere reso conto che queste partite con le fiammate dei singoli non si vincono mai.

Non ci prende proprio mai da fuori (1 su 6), un paio di volte i suoi avversari lo mandano a destra e lui non ci capisce nulla. Quando vede che i tiri gli vengono sempre sputati dal ferro si intristisce e lui, quando si intristisce, finisce che gioca male. Ecco: ha giocato partite migliori.

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