VARESE (f.man.) Lasciare il 20% dell’Irpef ai comuni e fermare i trasferimenti statali: il Pd torna alla carica per sfamare le disgraziate casse degli enti locali con la battaglia già iniziata lo scorso gennaio. Questa volta però al fianco dei democratici si schiera tutta l’Anci con i suoi sindaci di ogni provenienza e schieramento, pronta a sostenere la proposta per un disegno di legge che contenga questo riassetto del sistema di finanziamento attuale in attesa del sospirato federalismo fiscale: l’iter parlamentare sta viaggiando su una strada in discesa che però si
prospetta ancora piuttosto lunga. «Ci vorranno almeno tre anni perché si arrivi all’attuazione – sottolinea Alessandro Alfieri, responsabile degli enti locali per il Pd – e la tempistica non è compatibile con le esigenze immediate della cittadinanza che deve fare i conti con le perenni carenze economiche. Per questo i comuni si dovranno impegnare a chiedere al Parlamento un disegno di legge entro la fine dell’anno che gli garantisca il 20% delle entrate dall’imposta sul reddito alle persone fisiche eliminando gli attuali introiti che arrivano dallo stato a vario titolo».
SVOLTA EPOCALE
L’esito per la città capoluogo ad esempio è che porterebbe a disporre di fondi otto volte superiori a quelli attualmente stanziati da Roma. «È un risultato eclatante. Oggi l’addizionale Irpef vale circa 9 milioni, la compartecipazione Irpef un milione e mezzo, i contributi dello stato 20 milioni: sono 30 milioni in totale che verrebbero meno, ma in cambio avremmo circa 250 milioni. Cambierebbe completamente il modo di affrontare i problemi a livello locale e i comuni potrebbero farsi carico di una serie servizi indispensabili e oggi erogati con il contagocce». Si pensi alle buche sulle strade e alle asfaltature necessarie in città per cui non ci sono mai abbastanza soldi, per restare all’esempio varesino.
SUBITO IN CANTIEREPerché il disegno di legge sia fattibile ed efficace però serve un ulteriore passaggio: la modifica del sistema di calcolo del patto di stabilità. Gli enti locali infatti già oggi dispongono di giacenze di cassa inutilizzate che non possono essere toccate per il limite imposto dal patto, e questo nonostante il fatto che proprio loro, le cosiddette autonomie, investano per oltre il 70% sul totale delle opere pubbliche. «È
indispensabile chiedere un nuovo meccanismo – ha spiegato il segretario provinciale del Pd Stefano Tosi – in modo che senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica gli enti locali possano utilizzare le proprie risorse per finanziare opere immediatamente cantierabili. Si pensa sempre a quelle faraoniche che però richiedono molto tempo per partire, la nostra proposta invece farebbe da volano per l’economia locale e porterebbe al territorio quelle infrastrutture che aspettano da anni».
e.marletta
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