Il cacciatore dei bufale smonta Popeye «Il ferro negli spinaci? Solo un errore»

Il cacciatore dei bufale smonta Popeye
«Il ferro negli spinaci? Solo un errore»

«Una delle più diffuse bufale scientifiche è la credenza secondo la quale gli spinaci contengono tanto ferro. Ce ne hanno fatti mangiare a palate, salvo poi scoprire che la quantità di ferro di questi ortaggi, spacciata come molto elevata, era dovuta a un errore della segretaria che ha trascritto i risultati della ricerca sbagliandosi nel posizionare un decimale».

Così , giornalista specializzato nel confutare dicerie e leggende popolari, autore di una rubrica su Le Scienze e del sito Antibufala.info.

«La nostra cultura è piena di bufale. Alcune giocano con le paure fino arrivare ai complottismi, altre con il nostro gusto del mistero, altre ancora con il fingersi “intelligenti” quando sono campate per aria. Io mi sono preso il compito di raccontare come la scienza, a volte, inganni. Cosa che succede soprattutto quando il metodo scientifico viene mal applicato o mal venduto» spiega il giornalista, protagonista ieri sera a Filmstudio’90.

Capita che le bufale si insegnino anche a scuola. Chi non ha trovato stampata su qualche libro di testo la mappa dei sapori della lingua? Un’altra leggenda, molto poetica, è quella che racconta come il calabrone voli solo per sua volontà, perché le leggi dell’aerodinamica glielo impedirebbero.

E poi ci sono leggende da verificare. Per esempio: in molti credono che i capelli biondi siano “più deboli”, quindi meno trasmissibili ai figli, rispetto a quelli neri.

Ma la cosa stride. Sebbene si possa dividere la popolazione mondiale in quattro grandi gruppi (capelli scuri, capelli castani, capelli rossi e capelli biondi), alcuni di questi sono a loro volta classificabili in ulteriori sottogruppi (dal castano scuro al castano ramato, per esempio).

Ma, se veramente alcuni caratteri genetici fossero “in estinzione”, dovrebbero esserci prevalentemente capelli neri?

«Alcune false credenze si diffondono sotto forma di scoperte scientifiche ed è difficile smascherarle – continua Attivissimo – Ma ci sono delle tecniche per districarsi in questo mare di bufale. Alcune leggende popolari, per esempio, si propagano su internet a furia di fare copia e incolla tra un sito e l’altro».

«Come nel telefono senza fili, la notizia trasmessa in origine può venire stravolta. Usare google in modo intelligente consente di arrivare alla fonte, e capire di cosa si tratta veramente».

«Responsabili della propagazione di bufale sono anche i titoli “urlati” delle notizie, che per esempio non esitano a scrivere “scoperta la cura per il cancro”, quando magari è stato fatto solo un piccolo passo avanti nella ricerca – conclude il cacciatore di bufale – È andando a fondo che si sviluppa “un istinto per la notizia sospetta” e ci si fa una cultura scientifica».

Se concorrono ad avere più senso critico quindi, non tutte le bufale vengono per nuocere.

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google