«Siamo appesi per i capelli. Speriamo solo che il cuoio capelluto regga». Una metafora che rende fin troppo l’idea, quella usata da , responsabile dello sportello Caf Acli di Varese.
Al centro del contendere c’è ancora una volta l’Imu, una delle tasse più tormentate e instabili della storia della Repubblica.
Perché la scadenza è prevista per il 16 dicembre, ma le regole per il pagamento e perfino le stesse aliquote dei Comuni sono ancora in sospeso.
La confusione è «pressoché totale – dice, responsabile provinciale dei Caaf Cgil – speravamo che il Governo decidesse almeno chi deve pagare, o per lo meno procrastinasse la scadenza. Invece noi dobbiamo comunque chiudere tutto entro il 16 dicembre, mentre i Comuni hanno tempo fino al 9 dicembre per pubblicare sui siti istituzionali gli eventuali cambi di aliquota. Il risultato? Noi ci ritroviamo gli sportelli affollati di cittadini pieni di domande a cui non sappiamo proprio come rispondere».
A livello nazionale, la Consulta dei Caf ha inviato una lettera al ministro dell’Economia e al presidente dell’Anci, per chiedere che venga tenuta come aliquota di riferimento quella in vigore al 15 novembre. «Gli eventuali cambiamenti verrebbero poi calcolati nella prima rata dell’anno prossimo, inserendo un conguaglio dove necessario» dice ancora Beretti.
Ma da chi di dovere, intanto, le risposte ancora non arrivano. I caf, i commercialisti e i tributaristi, quindi, si arrangiano come possono: «Noi stiamo iniziando a chiamare i Comuni – dice Sanarico – e se ci dicono che le aliquote non cambieranno decidiamo di fidarci, portandoci avanti con il lavoro». Un metodo che può sembrare efficace, ma che si basa su una scommessa: quella che i Comuni interpellati veramente non cambino nulla.
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