Il Chiara va al Monte dei Pegni E incorona Elena Loewenthal

Il Chiara va al Monte dei Pegni E incorona Elena Loewenthal

VARESE A sei anni dalla vittoria della svizzera Anna Ruchat, un’altra donna trionfa al Premio Chiara, annichilendo gli altri due finalisti e distanziandoli addirittura di 58 voti.

Elena Loewenthal, con il suo “Una giornata al monte dei pegni”, edito da Einaudi, è la quinta scrittrice – Laura Pariani vinse due volte, nel 1994 e nel 2003 – a mettere d’accordo giuria letteraria e popolare, dopo Serena Vitale, Maristella Lippolis e appunto Anna Ruchat.

Una vittoria non annunciata, perché fino alla vigilia l’equilibrio con Ermanno Cavazzoni, “Guida agli animali fantastici”, ed Eugenio Baroncelli, “Mosche d’inverno” sembrava quasi perfetto, mentre dal primo spoglio delle schede da parte del notaio Franca Bellorini, Lowenthal era già saldamente al comando con 39 voti, contro i 21 di Cavazzoni e i 20 di Baroncelli. Alla fine ha avuto 101 preferenze, contro le 43 degli altri due.

«Ho trascorso con voi un weekend meraviglioso, che meglio di così non avrebbe potuto finire», ha detto l’autrice torinese, ricercatrice in Ebraistica e collaboratrice alle pagine culturali della Stampa. Un libro, il suo, costruito lasciando sedimentare la memoria, come ha ricordato nel corso dell’intervista sul palco a cura del giornalista del Giornale, Luigi Mascheroni.

«Non sapevo neppure esistesse ancora il monte dei pegni, l’ho scoperto per caso un giorno in macchina, leggendo la scritta sul muro di una casa torinese. La curiosità mi ha poi spinto a parlare con la direttrice e a rimanere nell’ufficio, simile a quello di una banca, per oltre una settimana», ha spiegato.

«Spiavo la varia umanità che ci passava, e alla fine ho anche lasciato un mio oggetto e seguito le aste di quelli non riscattati. Dopo un po’ di tempo, ho incominciato a scrivere, inventando le storie sulla base della realtà osservata».

Dei tre libri arrivati in finale – “Rose di notte” della ticinese Benedetta Sara Galetti è stato premiato a parte, nella sezione “Segnalati”, come uno dei più originali tra gli 80 titoli arrivati al vaglio della giuria letteraria – quello di Elena Loewenthal è certamente il più narrativo e meno intellettualistico, racconta storie quotidiane di gente normale, alle prese con disastri economici piccoli e grandi.

Splendida la lettura che Cavazzoni ha fatto di uno dei suoi racconti, tanto da far pensare che i suoi scritti, più che sulla pagina, possano rendere meglio teatralizzati e recitati in pubblico. Ironico e istrionico, lo scrittore emiliano ha antropomorfizzato gli animali che ci stanno attorno, con squisita ironia e grande mestiere narrativo.

Così come ha fatto Eugenio Baroncelli, autore di piccoli “necrologi dell’anima” redatti con grande rigore e scrittura dosata ed erudita, ma forse un poco ingessati e rivolti agli “addetti ai lavori”.

Ricca di umori e assai evocativa, la lettura che Umberto Ceriani, attore del Piccolo Teatro e già tra i protagonisti dello sceneggiato “I giovedì della signora Giulia” – di cui Mauro Gervasini ha proposto alcuni spezzoni – ha fatto delle pagine del romanzo, con la perla finale della poesia giovanile di Chiara “Paese di notte”, piena di una malinconia soffusa eppure palpitante.

Con una troppo lunga passerella iniziale di politici, vetrina del resto indispensabile alla sopravvivenza della manifestazione, ma purtroppo segno di provincialismo, si è chiusa l’edizione numero 23 del Premio Chiara, caratterizzata da un ricchissimo Festival del racconto – ben 48 eventi – e molte novità, tra cui lo sbarco in terra piemontese con gli incontri a Verbania.
Mario Chiodetti

s.bartolini

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google