Il ciclone Ron Slaysui califfi milanesi

Il ciclone Ron Slaysui califfi milanesi

Il commento di Francesco Caielli

VARESE Da troppo tempo Masnago aspettava una giornata così: terribilmente varesina, capace d’un tratto di far dimenticare i mesi più bui. «Cata su» cantava la curva a fine partita, dopo uno dei derby più belli che si ricordino: bello perché atteso, bello perché riconquistato, bello perché dominato e vinto. Il ciclone di Ron Slay si è abbattuto strapazzando i ricchi califfi milanesi, per una vittoria che ha urlato a tutto il mondo che Varese è tornata, e ha tanta voglia di divertirsi.Pareva di essere scivolati indietro di una ventina d’anni, ai tempi in cui un gruppo di ragazzi vestiti di biancoblù (esigenze di sponsor) fecero sognare una città e innamorare del basket una nuova generazione di tifosi. C’è tanta DiVarese in questa Cimberio, e mica solo perché a costruirla e pensarla è stato un certo Cecco Vescovi e al suo fianco c’è Max Ferraiuolo: due che in quella squadra c’erano, eccome. Alzi la mano chi, nel vedere le magie di Ron Slay, il suo faccione nero pronto a cercare lo sguardo d’intesa con Childress o l’applauso del Pilla dopo un canestro, non ha ripensato a Corny Thompson. Sicuramente lo ha fatto Joe Isaac, con la DiVarese seduto in panchina e ieri nel parterre di Masnago, che a ogni magia di Slay applaudiva convinto scrollando la testa. Sicuramente lo hanno fatto quelli che vent’anni fa c’erano e non hanno più dimenticato quella squadra che non ha vinto nulla, ma ha fatto divertire tutti. Ricreare quell’atmosfera era l’obiettivo dichiarato di Vescovi, manifestato due estati fa quando tutti si stavano leccando le ferite di una retrocessione infame e lui ebbe la forza di indicare la strada attraverso la quale Varese si sarebbe rialzata. Lo scorso anno il Cecco ha azzeccato tutte le scelte – anche le più rischiose,

anche le più criticate – e a giudicare da quanto visto ieri il nostro gm fatto in casa è riuscito ad allestire un gruppo che sputerà ogni volta l’anima sul parquet. Scusate se è poco.Certo, siamo solo all’inizio e nessuno si illuda – dopo una vittoria così il rischio c’è – che la strada di Varese sia tutta in discesa. Nella nostra “griglia” di inizio campionato abbiamo pronosticato la Cimberio nei playoff, e non perché spinti dal cuore o dalla passione ma perché abbiamo letto negli occhi di questi ragazzi la voglia e le motivazioni giuste. Da qui alla fine del campionato ci saranno ventinove battaglie, da combattere con lo sguardo assassino e il sorriso sulle labbra, da vincere con la leggerezza della follia di chi non ha paura di sognare in grande.E allora chi si stupisce di questa vittoria non ha capito nulla, quella gente che dopo la partita raccontava della “sorpresa di Varese” e che non era stata capace di preventivare il grande cuore biancorosso: davvero è bastato vivere un anno senza Masnago per dimenticare quanto sia maledettamente difficile vincere tra queste mura? Non sarà sufficiente questa vittoria per alzare la considerazione degli addetti ai lavori di questa squadra, ed è davvero meglio così. Finché si continuerà a considerare la Cimberio come una neopromossa dalla panchina corta con play e pivot titolari bravini ma stagionati, e il PalaWhirlpool come terra di conquista per chiunque, Varese avrà negli occhi quella rabbia che è servita a vincere ieri. La rabbia di chi sa che una volta alzata la palla a due i nomi scritti sulla schiena e i contratti principeschi non contano nulla, che cuori grandi e attributi da leggenda sono capaci di fare miracoli. E’ il nostro piccolo segreto: conserviamolo il più a lungo possibile.

e.romano

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