Un clochard ha trasformato il vecchio spogliatoio del campo da tennis di Villa Mylius nella propria dimora. Vi ha portato materasso e coperte e di notte dorme lì, nel parco di una delle ville più grandi della città.
Lo spogliatoio è malridotto, ma la scelta di accamparsi in un parco storico denota un particolare gusto del bello. Il senso comune vuole infatti che i senzatetto si accampino in luoghi angusti.
Come in via Gasparotto, dove un disperato aveva fatto di un vecchio garage il suo dormitorio. Per non parlare del biscottificio di via Maspero, dove ancora oggi di tanto in tanto qualcuno si introduce all’interno, che è pieno di spazzatura.
Eppure, parlando con le persone che conoscono ogni angolo della città, si scopre che i parchi della città giardino sono da sempre un rifugio ambito per chi non ha una casa.
«Non mi meraviglia affatto che un clochard dorma a Villa Mylius – dice dei City Angels – Tutti i posti abbandonati possono diventare ripari di fortuna. Ricordo il caso di quella persona che si introduceva tutte le notti ai Giardini Estensi per dormire lì. Ci avevano segnalato un uomo, ma si trattava di una donna che si camuffava da uomo per evitare problemi. Questa donna clochard non si sentiva sicura lì ai Giardini Estensi, tanto che alla fine si è rifugiata al parco Mantegazza, nella cappelletta, dove di notte non c’era davvero nessuno».
E poi non tutti i clochard cercano rifugio negli stessi posti. «C’è chi preferisce dormire da solo e chi in gruppi diadue o tre persone – continua Aimini – Chi preferisce l’isolamento e chi i luoghi battuti dal traffico. Dipende dalla storia di ognuno. La strada è una giunga e ognuno ha messo a punto il modo migliore per affrontarla».
© riproduzione riservata













