Il Csm ‘processa’ De Magistris. L’ex pm: non sapevo chi ascoltavo

Il Csm ‘processa’ De Magistris. L’ex pm: non sapevo chi ascoltavo

Roma, 21 feb. (Apcom) – Luigi De Magistris parte all’attacco: le accuse a suo carico nel nuovo ‘processo’ davanti alla sezione disciplinare del Csm per le intercettazioni senza autorizzazione all’ex senatore Clemente Mastella nascono dal fatto che “dicono che io – sostiene l’ex pm di Catanzaro – avrei dovuto accorgermi che tra gli intercettati c’era anche lui e me ne sarei dovuto accorgere dall’incrocio di un numero telefonico presente in un tabulato con uno che veniva riportato in

un allegato al fascicolo” dell’inchiesta Why not, qui, sì, riferito a Mastella. “Neanche fossi Pico della Mirandola, il protagonista di Rain Man o un computer, che può comparare centinaia di numeri di telefono in un attimo: all’inizio – ha detto De Magistris in una pausa dell’udienza di ieri a Palazzo dei Marescialli – pensavo che fosse stato un mio errore, ma poi quando ho capito che le cose stavano così, ho capito anche che questo processo andava fatto per forza”.

La tesi difensiva di De Magistris viene sposata in pieno dal
magistrato che lo difende di fronte al ‘tribunale dei giudici’,
il procuratore aggiunto di Palermo Antonino Ingroia. Anche per
lui “le incolpazioni sono infondate”, perchè non c’è nulla che
dimostri che De Magistris stava intercettando un senatore senza
l’autorizzazione parlamentare. E’ infatti nella presentazione
delle testimonianze scritte che Ingroia ‘cala l’asso’: nel
faldone depositato al Csm, infatti, c’è una dichiarazione scritta
di Gioacchino Genchi, il consulente informatico di De Magistris,
nella quale viene spiegato, con tanto di riferimenti tecnici e
contrattuali con le compagnie telefoniche, che “era impossibile”,
a indagine in corso, stabilire che il cellulare intercettato era
di Mastella.

La ‘sim’ in questione, di cui Genchi riporta anche il numero
corrispondente, era infatti dapprima intestata alla Camera dei
Deputati, poi al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria
e, secondo le ricostruzioni di Genchi, era “stata usata almeno da
18 cellulari diversi” e “nè la sim nè le utenze utilizzate con
gli stessi Imei (cioè i cellurari nei quali è stata inserita
quella sim, ndr) riportavano in alcun modo nell’anagrafica
l’intestazione o le generalità di Clemente Mastella o di un altro
componente della sua famiglia con cognome Mastella o Lonardo”.

Insomma, nella testimonianza scritta, Genchi nega
categoricamente che “fino al pomeriggio del 20 aprile 2007” si
potesse ipotizzare in alcun modo che la ‘sim’ era in uso a
Clemente Mastella e quindi De Magistris risulterebbe non
colpevole di alcun abuso: secondo il consulente, il pm stava
intercettando e seguendo le tracce di un numero trovato nei
palmari di Antonio Saladino (indagato nell’inchiesta Why
Not)senza sapere, almeno ufficialmente, che fosse di un
parlamentare, men che meno dell’allora ministro della Giustizia.

A completamento di questa tesi, Ingroia definisce “molto
importante” anche l’interrogatorio del colonnello del Ros, nucleo
informatico, Pasquale Angelosanto, capo dell’inchiesta a carico
di Genchi. Il magistrato, in sede di controinterrogatorio, ha
infatti chiesto a più riprese ad Angelosanto se ci fosse un
qualche documento che provasse che Genchi sapeva di chi era il
telefonino in questione o lo avesse comunicato in qualche modo a
De Magistris. Negative le risposte del carabiniere.

Per questo, al termine dell’udienza di stamattina al Csm,
Ingroia si è detto molto soddisfatto: “dimostreremo al di là di
ogni dubbio l’infondatezza dell’incolpazione”. Precisamente, lo
show down vincente dovrebbe avvenire il 19 maggio, giorno in cui
i giudici di Palazzo dei Marescialli, che oggi hanno aggiornato
la seduta al termine dell’interrogatorio dei testimoni
dell’accusa, sentiranno i testi a difesa. Intanto, ieri De
Magistris e il suo difensore hanno anche sottolineato
l’importanza dell’archiviazione di un procedimento aperto dalla
Procura di Salerno contro De Magistris. “Quell’atto – ha detto al
termine dell’udienza Ingroia – concorre a dimostrare l’estraneità
di De Magistris alle accuse”.

Cep

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