Il delitto di Dean"Non volevo uccidere"

Il delitto di Dean"Non volevo uccidere"

VARESE Un mese fa Andrea Bacchetta: sei ore di interrogatorio di fronte al pm Agostino Abate. Giovedì mattina è stata la volta di Jacopo Merani rispondere al sostituto procuratore che indaga sulla morte di Dean Catic, il diciassettenne massacrato il 20 aprile scorso a coltellate, finito a colpi di piccone e quindi, il giorno dopo, seppellito nel giardino dell’abitazione

di Merani, in via Duno 24. Un delitto efferato, il cui movente è ancora oggetto di indagine. Forse, questioni di droga, sequestrata a più riprese dagli inquirenti. I due giovani ammettono sì, ma fino ad un certo punto. Si fermano, insomma, proprio su questo punto: un passo prima del precipizio, per non aggravare posizioni che appaiono seriamente compromesse.

«L’ho ucciso, ma non volevo, quella sera ho perso la testa»: così Merani, assistito dai sui avvocati Alberto Zanzi e Fabio Ambrosetti, ha ricostruito quella notte maledetta. Poco più di due ore di interrogatorio, dalle 11.15 alle 13.30, durante le quali ha confermato la versione già fornita in precedenza allo stesso pm e al giudice Giuseppe Battarino che lo aveva interrogato nel corso dell’udienza di convalida. «Ha detto di essere l’autore materiale dell’omicidio, ma ha escluso di avere premeditato l’esecuzione. Si è trattato piuttosto di dolo d’impeto» si è limitato a dichiarare l’avvocato Zanzi. Un punto, quello della premeditazione, sul quale si sono concentrate le domande del magistrato, che formalmente gliela contesta: aggravante non da poco. Anzi, da ergastolo.
Questo è un passaggio cruciale, perché apre le porte alla comprensione del movente. Che però, secondo quanto riferito da Merani, non c’è. «Abbiamo litigato, eravamo fatti di fumo, Dean mi ha dato un pugno, e io non ci ho visto più per la rabbia». Questa, secondo lui, la causa scatenante che ha innescato una sequenza orrorifica: le coltellate sferrate a ripetizione, il trasporto sulla macchina, il colpo di grazia con il piccone, il cellophane nel quale il cadavere è stato rinchiuso e poi, il giorno dopo, la sepoltura nel giardino.

«Andrea Bacchetta ha confermato la sua presenza a tutte le fasi dell’omicidio, anche il giorno successivo, alla sepoltura, ma non ha preso parte all’uccisione. Ne è estraneo, sia sotto l’aspetto materiale che sotto quello morale» ha dichiarato l’avvocato Anna Lago, che da maggio ha assunto la sua difesa. Il giovane, dopo

avere cambiato il difensore, ha mutato atteggiamento: prima si rifiutava di rispondere alle domande dei magistrati. Ora invece si mostra collaborativo: lo scorso mese ha sostenuto un interrogatorio di oltre sei ore con il pm Abate, di fronte al quale potrebbe presto tornare per fornire nuovi particolari di quella notte.

s.bartolini

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