– «Che sta succedendo al progetto Dama?». Questa è la domanda che si pongono i circa 536 pazienti con gravi disabilità intellettive, comunicative e neuromotorie, che hanno fruito nel 2014 di 1.684 prestazioni attraverso questo percorso dedicato allestito all’interno dell’ospedale di Varese.
La sede è all’ospedale di Circolo, in un locale appositamente ristrutturato e allestito proprio accanto alla hall di ingresso e al Pronto Soccorso.
L’équipe dedicata è sempre stata composta dal responsabile medico, da infermieri e volontari formati per andare incontro alle esigenze dei pazienti e organizzare l’assistenza medica e diagnostica di cui necessitano.
«Sono un po’ deluso: era un servizio che funzionava bene – commenta che, purtroppo, dalla sua inaugurazione ha usufruito frequentemente del modello di accoglienza ospedaliero Dama – A inizio anno non hanno rinnovato il contratto al dottore responsabile del centro e noi disabili non abbiamo un riferimento».
Al momento, ad accogliere i pazienti del Dama, quattro infermiere specializzate.
«Tutte molto gentili e preparate, ma che si devono necessariamente appoggiare ad altri dottori di vari reparti, molto spesso a medici di riferimento al Pronto Soccorso, già di per sé alle prese con non pochi accessi, che spesso sono impegnati in altre visite. In Italia è sempre così : quando c’è una cosa che funziona bene, c’è sempre qualcuno che fa di tutto per disfarla». In seguito al “Decreto Madia” il Dama si è visto privare del medico, che era stato individuato in uno specialista in pensione che prestava la propria opera come consulente.
L’azienda ospedaliera, dunque, ha dovuto rinunciare alla consulenza, cosa che ha messo in allarme gli utenti del servizio sul futuro di questo servizio molto apprezzato.
Il servizio non è stato interrotto grazie alla presenza del personale infermieristico e dei volontari che da sempre sono a disposizione per accogliere i pazienti disabili.
«Stiamo lavorando per trovare un nuovo medico per il Dama – spiega il direttore generale, – ma serve una figura con esperienza nel trattamento e nell’interazione con questi particolari pazienti». Pare che una figura idonea sarebbe stata individuata, ma il medico in questione opererebbe già all’interno di una sorta di progetto Dama all’interno di un ospedale milanese.
Per poter, quindi, prestare servizio a Varese, l’azienda ospedaliera dovrebbe attivare un contratto di mobilità ma Regione Lombardia la momento non ha ancora dato il nulla osta per l’attivazione di contratti dia questo tipo.
«Il servizio è comunque attivo e non intendiamo chiuderlo – continua Bravi – Ma ci vuole ancora un po’ di pazienza. Per trovare un medico con caratteristiche specifiche per condurre questo servizio servirà ancor qualche mese».













