Il governo taglia i contributi: radio varesine in ginocchio

Il governo taglia i contributi: radio varesine in ginocchio

VARESE Le testate televisive e radiofoniche locali sono finite sottosopra. Con il decreto Milleproroghe sono state tagliate le provvidenze garantite dai fondi per l’editoria di tutte le emittenti ad esclusione di quelle di partito. Il che, tradotto in cifre, significa che ognuno di loro perderà il 50% dei costi delle utenze telefoniche fisse e mobili, il 40% dei costi per l’elettricità e per i collegamenti satellitari, e il 60% del costo dei canoni di abbonamento alle agenzie di stampa. A questo punto si tratterà di capire come coprire un buco di bilancio pari in media al 20% dei costi complessivi annuali.“E’difficilissimo dire cosa faremo a questo punto – spiega il direttore di Radio News Gabriele Punzo – perdere una quota così consistente degli introiti in un momento come questo ci taglia le gambe. L’anno scorso abbiamo avuto un calo della pubblicità tra il 35 e il 37%”. Anche ammettendo di stravolgere il bilancio, comprese le voci in entrata, al momento non si saprebbe cosa inventare per far quadrare il bilancio preventivo. E c’è di più, perché la legge non solo si applica al 2010, ma ha valore retroattivo a partire dal 1° gennaio 2009. Nel caso di Radio News il provvedimento farà perdere il 60% delle spese per le agenzie che ammontano a circa 20 mila euro annuali, il 50% delle spese telefoniche che vanno dai 15 ai 20 mila euro, e il 40% delle spese per la corrente che con 3 ripetitori arrivano ai 20 mila euro. In tutto si parla di circa 30 mila euro: una spesa non da poco considerando che si parla di un’azienda con appena quattro assunti e una decina di collaboratori, compresi

i tecnici. Il panorama però è tanto più grigio quanto più l’emittente è piccola. A Radio Lupo Solitario ad esempio hanno fatto due conti e sono arrivati alla conclusione che dovranno triplicare gli spot pubblicitari, almeno restando alle tariffe attuali, se vorranno evitare di chiudere i battenti e compensare le perdite per la mancanza del contributo pubblico. Loro sono soltanto in tre, due collaboratori più il direttore. “Al momento abbiamo tre scaglioni di pubblicità ogni ora – spiega il direttore, Giorgio Fioretti – partono ogni 20 minuti e durano dai due minuti e mezzo ai tre con spot da 30 o da 45 secondi. Per recuperare le spese dovremmo arrivare a 18-20 spot per ogni frazione. Significa rinunciare ai 12-13 brani musicali all’ora che abbiamo oggi, per avere una radio che fa più pubblicità che musica”. Il giudizio in merito lo lascia agli ascoltatori. Ma d’altra parte la scelta non è particolarmente ampia. “Già adesso con gli spot stiamo davvero raschiando il barile. Si fa fatica a trovare un contratto, così stiamo pensando di proporne di più brevi, magari a tre mesi, e di rivolgerci proprio a tutti. Se andiamo avanti così tra non molto arriveremo a chiedere ai negozi dei cinesi”.“Non abbiamo ancora fatto i conti – spiega don Gianni Terruzzi – ma dovrebbe mancarci il 15% del fatturato annuale. Sono moltissimi soldi in meno che non sappiamo come recuperare”. Essendo però una legge retroattiva, nel bilancio dell’anno scorso c’è una voragine. “Oltre tutto solo il ministero è abbastanza puntuale con i rimborsi, sappiamo che dopo un paio d’anni arrivano, ma con gli altri è un disastro, magari ci pagano il 2006 ma non il 2004”.Francesca Manfredi

e.marletta

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