Diagnosi errata: dermatologo condannato a versare un risarcimento da un milione di euro. Lo ha stabilito il giudice civile del tribunale di Varese. Il paziente è morto nel 2010 a 67 anni, dopo cinque anni di sofferenze e quattro anni di cure errate.
«Si è resa giustizia in un importante caso di responsabilità medica, in relazione a un paziente deceduto a causa di un grave errore diagnostico, reiterato ben quattro anni», commentano brevemente gli avvocati e , dello studio Albè e Associati, che hanno patrocinato la moglie e i tre figli dell’uomo in seno a un processo civile durato oltre tre anni.
La vicenda ha inizio nel 2005 quando il varesino, all’epoca sessantatreenne, iniziò ad avere problemi di salute. Problemi di salute gravi, tali di costringerlo a rivolgersi a uno specialista.
È allora che l’uomo entra in contatto con uno dei dermatologi dei del Centro Diagnostico Varesino (la struttura medica non è stata citata in giudizio ed è estranea alla vicenda) che dopo averlo visitato gli diagnostica una dermatite cronica ulcerata. Fatta la diagnosi il medico prescrive la cura e per i successivi quattro anni il paziente viene trattato con una cura topica. I risultati sono nulli; anzi la situazione peggiora.
Per quattro anni il paziente ha continuato a rivolgersi con fiducia al medico che, per quattro anni, nonostante non vi fossero miglioramenti, non ha mai cambiato la propria diagnosi proseguendo nel solco della cura che, alla luce della sentenza dei giudici varesini, era completamente errata.
Nel 2009 il paziente, a fronte di una situazione di salute affatto in via di risoluzione per il meglio, decide di consultare un altro dermatologo.
È il secondo specialista a capire, attraverso esami appropriati, la reale patologia di cui il paziente soffre. Non certo una dermatite cronica ulcerata, ma un carcinoma spinocellulare. Il sessantasettenne viene a quel punto sottoposto a cicli di elettrochemioterapia, trattamento molto pesante, che in medicina rappresenta la cura indicata per il suo reale male. La cura giusta ma arrivata in modo tardivo: quattro anni persi hanno dato un vantaggio difficilmente colmabile alla malattia.
Il paziente muore nel 2010; i familiari a quel punto intentano causa civile al dermatologo autore dell’errore.
Il processo si apre nel 2011; pochi giorni fa la sentenza che riconosce un risarcimento di quasi un milione di euro alla moglie e ai figli dell’uomo «in virtù dei danni patiti per la prematura scomparsa del congiunto».
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