Il Menego gioca Varese-Milano “Se si vince, tutti da me a cena”

VARESE Alla parola derby Andrea Meneghin si illumina. Sorride e sembra sia ancora in campo. Un sorriso vincente, divertito e un po’ guascone. Il Menego è la faccia di Varese che ripensa ai derby, alle battaglie del passato raccontate, a quelle vissute, giocate e sudate. Dalle giovanili alla serie A.

Contro Milano ha più vinto o perso?
Ci gioco contro da quando avevo 12 anni, o anche prima, ma di sicuro ne ho vinta una in più io!

Il derby che ricorda più di tutti gli altri?
È una partita che non ho giocato, in cui Sacchetti ha fatto 35 punti, 8/12 da 2 e 4/6 da 3.

Ricorda le statistiche a memoria?
Sì perché è la mia partita preferita. Il derby perfetto. A casa ho la cassetta. Abbiamo vinto noi, io avevo seguito la squadra in trasferta, si giocava a Milano. Credo fosse l’88, era Tracer-DiVarese, c’erano Vescovi, Caneva, Ferraiuolo. C’era anche Thompson.

Che effetto le fa la parola derby?
È la serie di episodi e racconti che fanno parte di una lunga storia, scazzottate comprese come quelle tra Art Kenney e mio padre, ampiamente commentate a casa. Ma i derby sono sempre stati molto fisici. E poi la continua rivalità con gli avversari, anche a distanza. Per esempio: Riva contro Cantù faceva 40 punti, ma contro di noi lo marcava Sacchetti e non segnava. Anche quello faceva derby. Quando ero a Bologna (giocai lì per una breve parentesi nel 2000) me lo chiesero e io ebbi la geniale idea di dire che i veri derby del basket erano tra Varese, Milano e Cantù. Il giorno dopo mi massacrarono. Ero in una città con due squadre che viveva di basket; insomma non avevo fatto una bella figura.

Rivalità, sfottò?
Ricordo quando De Pol giocava a Milano, ed era con me in nazionale: ma niente di serio, finiva tutto lì, dopo la partita. Ma in ogni derby in campo volava di tutto, c’era sempre grande intensità fisica e agonistica.

L’anno della stella?
Vinte tutte e due mi pare, ma comunque avevamo organizzato proprio bene quella trasferta: avevamo preso i biglietti per il derby di San Siro, e dopo aver giocato (e vinto), andammo allo stadio a divertirci.

Il derby è identità con la città e la squadra?
Anni fa i giocatori li associavi subito alla squadra in cui giocavano. E se dicevi Boselli dovevi specificare Dino o Franco (che hanno giocato a Varese e Milano). Oggi credo che solo Varese e Cantù abbiano la caratteristica di integrare i giocatori nella propria storia. Per me sono le uniche che hanno la capacità di rendere un giocatore parte della squadra e della città, più che altre realtà cestistiche. E poi qua non si scherza, il pubblico è competente e sa riconoscere subito un giocatore.

Se domenica si vince, festeggiamo tutti al tuo ristorante Les Clips?
Facciamo così: 20% di sconto per tutti i tifosi che vengono qui col biglietto della partita.

E i giocatori di Milano?
No, no, per loro rustichella in autogrill.

Francesca Amendola

a.confalonieri

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