Il Natale de «La Provincia» in ospedale dall’Alfredo

Noi, il Natale del Varese, lo festeggiamo così: in ospedale, di fianco al letto dell’Alfredo che però da mercoledì sera tornerà nella sua casa di Bobbiate. Ognuno faccia come vuole, ognuno scelga il suo personalissimo modo per colorare le sue feste di biancorosso: noi, andiamo da lui. E tranquilli: per andarlo a trovare non servono inviti e non ci sono liste, basta la capacità di distinguere il vero dal falso. E siccome già ci pare di vedere le prime teste che scrollano, mettiamo subito in chiaro le

cose. L’Alfredo è il primo tifoso del Varese: da sempre e per sempre. Perché c’è sempre stato, perché è un’icona biancorossa, perché tutti quelli che hanno vissuto almeno una volta l’emozione di una partita al Franco Ossola sanno chi è. E il fatto che sia condannato a una vita su una sedia a rotelle non cambia nulla: l’Alfredo è un simbolo al di là della sua disabilità e dei suoi problemi. Questo perché a nessuno venga in mente di accusarci di usare l’Alfredo per le nostre battaglie.

Lui è un nostro amico: da due giorni è costretto in ospedale (tanta paura, ma ora le cose si stanno mettendo per il meglio), e noi siamo andati a trovarlo. Appena ci ha visti entrare, l’Alfredo è esploso in uno dei suoi sorrisi che soltanto chi lo conosce sa leggere. Era contento. Noi, per non sbagliare, abbiamo subito messo a soqquadro la sua stanza (con la divertita collaborazione del suo compagno di degenza, prima stupito poi sempre più coinvolto): perché ci voleva un po’ di Varese in giro. E allora, detto fatto: in un attimo abbiamo decorato la testiera del suo letto con la sciarpa del Varese, poi abbiamo appeso la copertina dell’ultimo numero del Biancorosso alla parete di fronte a lui, sul suo comodino le ultime copie della Provincia che a lui piace sfogliare. Ci piace pensare di averlo reso un po’ più felice. Lui ci ha promesso che sabato sarà a casa sua davanti alla tv per vedere Brescia-Varese e prestissimo tornerà allo stadio, al suo posto, là dove lo hanno rimesso di forza i ragazzi della curva.

Poi, abbiamo regalato all’Alfredo qualche telefonata: con le persone che lo conoscono meglio. Quella con Beppe Sannino la raccontiamo nel pezzo qui di fianco perché merita, eccome. Ma secondo noi la telefonata che all’Alfredo ha fatto più piacere è stata quella di Luca Sogliano: “Oh Alfred, ma che scherzi mi fai? Adesso arriva Natale e ti faccio un regalo: vengo a trovarti a casa

tua, promesso. Non so quando e non so come, visto che io sono sempre in giro e tu mi combini questi scherzi. Ma verrò”. E il volto dell’Alfredo si è aperto in un sorriso enorme. Poi sono arrivate le telefonate di Marilena Lualdi e Federica Artina, colleghe che negli anni scorsi hanno condiviso tante pagine di Varese e quindi si sono affezionate (ricambiate) all’Alfredo.

Stavamo per andarcene, con gli infermieri che gentilmente ci stavano facendo notare tutto lo scompiglio messo in piedi, quando dal corridoio è sbucato un altro amico del Varese e dell’Alfredo. Non sappiamo chi abbia detto a Luca Alfano che l’Alfred era in ospedale, fatto sta che lui è venuto a trovarlo. Via le ipocrisie, via i falsi moralismi: noi festeggiamo così il Natale del Varese, insieme a chi ama questa squadra senza farsi troppe domande. Il nostro Alfredo passerà ancora qualche giorno in ospedale, poi tornerà a casa sua. Non concepiamo una festa senza di lui, quindi facciamo un appello a tutti: andate a trovarlo. Chiamate qui in redazione, vi diremo dove andare e come fare: lui sarà felicissimo. Chi invece festeggerà altrove, secondo noi, si perderà il meglio.

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