La crisi morde e cambia tutto: anche il caporalato. Non più lavoratori in attesa del padroncino in pulmino alle 4 della mattina davanti alle stazioni, ma nuovi schiavi che lavorano a chiamata. I lavoratori in nero, nell’era della tecnologia, vengono contattati con un sms o una telefonata, «sempre in nero, senza tutele, più precari che mai e costretti a lavorare a cottimo», spiega
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