Roma, 31 gen. (TMNews) – Massimo D’Alema, in un’intervista a Repubblica prima e dagli studi di ‘In mezz’ora’ poi, apre all’ipotesi di andare subito alle elezioni e di presentarsi “con una coalizione allargata” fatta sì di “partiti con vocazione diversa”, ma composta da “tutte quelle persone serie e responsabili” che vogliono “agire nell’interesse del Paese” e soprasttutto rispondere “senza
strattonarlo” alle preoccupazione del Presidente della Repubblica. D’accordo con il presidente del Copasir anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani che, intervistato dal Tg1, ha ribadito che o il presidente del consiglio “si dimette” o “bisogna andare alle elezioni”, perchè “la situazione è arrivata al limite”. In quel caso, ha insistito, “serve un patto tra tutte le forze d’opposizione”.
Insomma, una coalizione non aperta al Pdl, ma che comprenda per il resto tutte le forze dell’attuale di opposizione, che, soprattutto il Terzo Polo, hanno risposto con molti distinguo, e con uno spiraglio anche per la Lega, che si è limitata a chiosare, con Marco Reguzzoni, che “l’unica cosa che interessa al Carroccio è prioprio il federalismo, il resto sono manovre di palazzo”.
La Lega, secondo D’Alema, è dunque “un partito vero e ha un futuro che va oltre Berlusconi e questo le consente di pensare con la propria testa. Il patto di potere con Berlusconi ne ha però molto ridotte le capacità innovative”. Non v’è però ragione per cui l’ex premier voglia escludere il Carroccio dalla schiera dei possibili attori di una nuova maggioranza, tanto più che la Lega resta con gli
occhi puntati al voto di mercoledì 2 febbraio sul federalismo municipale, norme che il presidente del Copasir ha definito oggi “attuative di quello che ha fatto il centrosinistra”, pur se ancora “confuse e pasticciate”. Su quelle stesse norme, del resto, anche l’idv ha già votato più volte a favore e Antonio Di Pietro non ha mai fatto mistero di “volerci veder chiaro prima di buttar via il bambino con l’acqua sporca”.
Freddezza e dubbi anche e soprattutto dal Terzo Polo. Pier
Ferdinando Casini, leader dell’Udc, apre, ma usando una serie di
condizionali. “Se si dovesse andare a elezioni su una battaglia
privata del presidente del Consiglio contro giudici, con la
politica degli insulti che da chi governa il Paese dovrebbe
essere messa alla gogna, la riflessione di D’Alema dovrebbe
essere presa in considerazione, ma con discorso chiaro e franco
perché vorrebbe vorrebbe dire che siamo in una situazione di
emergenza”.
Ancora più dubbioso il capogruppo di Fli alla Camera Italo
Bocchino, che spera ancora “di poter scongiurare la crisi”
istituzionale con “le dimissioni di Berlusconi”. Qualora il
premier abbandonasse palazzo Chigi, infatti, per il finiano “si
potrebbe dar vita a un governo responsabile guidato da un
esponente della maggioranza che ha vinto le elezioni, indicato
dallo stesso premier, e sostenuto da tutte le forze disponibili a fare provvedimenti utili al Paese e a svelenire il clima
politico.
Gic/
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