Il piantone di Varese rischia grosso «Mai visto un guarire dai funghi…» 

Il piantone di Varese rischia grosso «Mai visto un guarire dai funghi…» 

VARESE «Nella mia esperienza ventennale a Varese non ho mai visto un cedro o una conifera colpita dall’armillaria che sia scampata».

Tra i pessimisti sul prossimo futuro del “piantone” di via Veratti c’è Giovanni Castelli, che per anni è stato responsabile del verde pubblico cittadino prima di diventare presidente e poi consigliere del parco Campo dei Fiori. La vita residua dell’albero più amato della città, se le analisi confermassero che a colpirlo è stato il comune chiodino, sarebbe «tra i due e i sette anni».

Ma le questioni di sicurezza potrebbero portarselo via prima. Il suo permanere lì dov’è, in pieno centro e a ridosso dei palazzi, dipende dalla stabilità che accurate prove meccaniche già programmate dovranno accertare periodicamente. Il fatto è che il rischio di fare la stessa fine, secondo Castelli e non solo, c’è un po’ tutto il patrimonio arboreo di Varese.

«In gran parte il problema sono i funghi – spiega – che di solito non si trasmettono con il vento. La compattazione dei suoli, piccoli, ombreggiati e cementificati tutti intorno, non permette di avere molto ossigeno. La mancanza d’aria è quindi la causa scatenante della diffusione dei funghi, ma è anche la più difficile da eliminare».

Il fenomeno a Varese è diffuso in ambiente urbano, dove gli alberi monumentali rimasti sono finiti in ambienti angusti e molto calpestati. «Non è una cosa nuova. Ricordo che quando ero in Comune arrivavano un centinaio di richieste di abbattimento all’anno da parte e circa la metà dipendevano dai funghi».

Le gev si sono accorte dello stesso fenomeno andando in giro a controllare il verde, pubblico o privato che sia. «Effettivamente è vero – dice il coordinatore, Fausto Gambaro – anche noi abbiamo notato la perdita abbondante di resina e il proliferare dei funghi sul tronco. Proprio in via Verdi dove hanno recentemente potato delle piante ne abbiamo viste molte così, avevano anche la chioma un po’ diradata che ha cambiato colore. Abbiamo immaginato che dipendesse dal clima anomalo».

E invece il clima non c’entrava, se non indirettamente. «Il fungo di per sé non è dannoso. Se la pianta è robusta non succede niente di male, è lo stato di debolezza in cui versa il patrimonio arboreo di Varese a metterlo a rischio», secondo Daniele Zanzi, fitopatologo e luminare della materia che a sue spese si prenderà cura del piantone malato di via Veratti. Non è solo colpa del cemento intorno. «Intanto è un patrimonio maturo», chiarisce: «Gran parte dei parchi pubblici sono stati fatti nel secolo scorso». Altro problema invece dipende da cure e manutenzioni. «Bisogna metterli il più possibile in condizioni naturali – spiega Zanzi – mentre ad esempio si fa arrivare l’erba fin sotto le radici, che è sbagliatissimo. Poi l’erba deve essere bella verde, e allora la si concima e la si innaffia molto, che non va bene. Spesso la pianta viene orrendamente mutilata con le potature».
Francesca Manfredi

s.bartolini

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