«Il Premio Chiara non si ferma qui»

L’Intervista - La direttrice artistica Bambi Lazzati racconta la 28esima edizione del festival letterario

– «Quando si fanno le cose, di qualità ovviamente, bisogna avere la forza di persistere. È quella la chiave giusta». Parola di Bambi Lazzati, direttrice artistica del Premio Chiara.

Non serve organizzare tantissime cose, ma quelle che si fanno devono essere di qualità e vanno preparate bene. Un buon esempio è Villa Panza, che è un museo unico al mondo. I visitatori, quando entrano nelle stanze di una villa del 700 non si aspettano di incontrare artisti del calibro di Turrell, con il risultato che quando escono si domandano: ma ero a New York, a Los Angeles o a Varese? Bisogna preparare i visitatori, spiegare le collezioni che ci sono e farle vivere proprio come fa il Fai.

Premetto che dopo 28 anni direi basta. Ma ora che il Premio è conosciuto a livello locale e nazionale ed è adesso che contribuisce a far diffondere la figura di Piero Chiara. Quindi andiamo avanti. Se siamo arrivati fino a qui è stato per la costanza di continuare.

Questa è una città che sta vivendo un periodo difficile. Abbiamo l’Università dell’Insubria, ma il nostro teatro è sempre quello ed è fatiscente. Al teatrino di via Sacco si fa fatica ad andarci, eppure potrebbe attirare una programmazione di alto livello. La palazzina del turismo vicino all’Ippodromo sembra che sarà data in affitto, ma io avrei preferito un concordato con il Comune di Varese per utilizzarla come spazio culturale. Questo perché a Varese mancano sale per organizzare conferenze e seminari. C’è la Sala Montanari che di posti ne ha 200 e non va bene per iniziative per un pubblico più ristretto. La sala del consiglio di Villa Recalcati è perfetta per 80 persone, ma averla è sempre più difficile per via della carenza di personale.

Il Premio Chiara va avanti di sicuro perché è il più importante sul territorio nazionale per i racconti. Tanto che anche Valeria Parrella, quando è arrivata in finale, ha detto «finalmente». È un Premio pulito. I libri in finale vengono acquistati e dati gratuitamente a una giuria di 150 lettori che leggono davvero. Sono sicura che il Premio può andare avanti. Piuttosto, la mia preoccupazione ogni anno è trovare il budget finanziario necessario a organizzare anche il Festival del Racconto con almeno una trentina di incontri che spaziano dal cinema, il teatro, la musica, il teatro e l’architettura. Le manifestazioni collaterali al Premio, fino a oggi, le abbiamo sempre fatte, come il Premio alla Carriera iniziato con Giuseppe Pontiggia e che è arrivato a Camilleri, Paolo Villaggio e Olmi solo per citare alcuni nomi.

Per ora rimane il segreto. Abbiamo aperto con Guccini, poi Conte, Liga, Nannini, De Gregori. Molti cantautori italiani sono legati al Club Tenco che collabora con noi. Ne mancano tre o quattro da premiare e poi, quando sarà difficili trovarli, questa sezione chiuderà.

Il 22 settembre, alle 21, al cinema Castellani di Azzate, con la proiezione di “Film d’amore e d’anarchia, ovvero stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza”. Commedia grottesca, ma a suo modo anche politica con Giannini e Melato. Il film serve a preparare l’arrivo della regista Lina Wertmüller, a cui verrà dato il Premio alla Carriera il 25 settembre, a Luino (sarà intervistata da Paolo Mereghetti, critico cinematografico del Corriere della Sera e dal nostro Mauro Gervasini).

Mi inventavo favole e filastrocche per i figli e ora lo faccio per i nipoti, i racconti mi piace leggerli, specialmente quelli scritti dai ragazzi.