Il presidente Rosati striglia il Varese “Mai più una gara come l’ultima…”

Il presidente Rosati striglia il Varese “Mai più una gara come l’ultima…”

Presidente Antonio Rosati, partiamo dall’immagine finale della sconfitta con il Bari: il pubblico del Franco Ossola ha chiamato il Varese sotto la curva applaudendolo.
In un’intervista rilasciata sabato a una radio ho detto che della prima giornata del girone di ritorno salvo solo lo splendido pubblico del Franco Ossola. Complimenti ai nostri tifosi che hanno applaudito la squadra anche se non se lo meritava perché ha perso senza lottare e per questo abbiamo perso due volte.

È vero che si è fatto sentire?
Dovreste sapere che è mia abitudine riflettere almeno per una giornata intera prima di farmi sentire. Oggi parlo con Maran e con i giocatori a cui dirò che il Varese non mi è proprio piaciuto.

Che cosa l’ha amareggiata maggiormente?
Il fatto che i ragazzi siano scesi in campo con il corpo, lasciando la testa nello spogliatoio. E questo non mi va giù. Abbiamo dimostrato di potercela giocare con chiunque ma solo se abbiamo la giusta mentalità e la massima concentrazione. Se, invece, manca la testa anche una squadra di Seconda divisione può batterci. La partita di sabato sarebbe potuta finire con un punteggio tennistico.

Che cosa dirà a Maran e ai biancorossi?
Che ho visto uno dei più brutti Varese della mia presidenza. Faccio fatica a ricordare partite in cui la squadra ha giocato così male. Rammenterò a tutti che il Varese non ha ancora dimostrato nulla in questa stagione. La compattezza della classifica fa spavento e bastano due sconfitte per scivolare nelle zone basse o due vittorie per schizzare in alto. Dobbiamo tenerlo presente e agire di conseguenza.

In casa non si vince dal 29 ottobre e quest’anno i successi a Masnago sono stati soltanto tre. Che cosa è successo?
Non c’è una motivazione specifica ma si tratta solo di una combinazione. In casa abbiamo un pubblico splendido che applaude il Varese anche quando non lo merita. E proprio per questo abbiamo l’obbligo di fare qualcosa di meglio quando giochiamo a Masnago.

Aveva detto che a gennaio, se la squadra fosse andata bene, sarebbe partito il progetto per un centro di allenamenti della società. A che punto siamo con Varesello?
Ci stiamo lavorando ma è un’operazione che richiede tempo perché non coinvolge solo la società ma va a toccare anche parecchi altri equilibri. Ci vuole pazienza: la stessa che serve per realizzare il campo in sintetico previsto dietro ai distinti.

È vero che esiste un progetto per uno stadio nuovo di proprietà in una zona vicina al lago di Varese?
Lo stadio non rientra nei nostri progetti perché ci complicherebbe le cose. Siamo più realisti e puntiamo a opere meno difficili da realizzare. La priorità è quella di avere campi per gli allenamenti settimanali della prima squadra e per le nostre squadre giovanili. Dobbiamo lavorare su terreni che siano all’altezza e, purtroppo, in questo periodo, abbiamo difficoltà in questo senso anche per quanto riguarda il nostro campo principale che lascia a desiderare.

A metà stagione come stanno i conti del Varese?
Difficile dirlo ora perché le somme si tirano a giugno. In questo momento di crisi economica per un imprenditore solo, che non sia un Moratti o un Berlusconi, è dura andare avanti da solo. Lo sto facendo da tempo ma l’anno prossimo potrei non farcela più e avere bisogno di aiuti concreti.

Parliamo di mercato: quali sono gli ordini?
La sconfitta con il Bari ci fa capire che chi non è concentrato, chi non crede più nel progetto Varese e chi non è in grado di giocare al 101 per cento per 90 minuti, è meglio che se ne vada. Ci serve chi crede fino in fondo nella maglia biancoorossa. Il calciatore non guadagna come un operaio ed è un privilegiato che deve rispetto alla società e ai tifosi. E Varese può essere un trampolino di lancio importante. Per questo bisogna stare sempre sul pezzo, evitando quell’appagamento mentale che l’anno scorso ci ha tolto il sogno della serie A e che qualcuno ha mostrato nella fase finale della stagione. Quando guidi e ti distrai per un attimo, ti vai a schiantare.
 
È vero che vi interessa Sgrigna?
Oggi pranzo con Maran, Milanese e Montemurro: ne parleremo insieme.

Filippo Brusa

a.confalonieri

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