Il problema non è il mister Salviamoci

Il cielo è buio e dal mare, mentre sale la tempesta, fulmini e saette inghiottono la macchina che porta chissà dove Laurenza, Montemurro e Milanese. Forse a casa del nuovo tecnico biancorosso: Carmine Gautieri. Sottili è di nuovo, e stavolta forse per sempre, un uomo solo. Le facce sono peggio del cielo, urlano come il mare.

L’unico a sorridere, prima del via e forse anche alla fine, è proprio Gautieri, l’ex mister del Lanciano che la dirigenza biancorossa aveva già incontrato prima del Crotone (era meglio non farlo sapere in giro), e che si è seduto proprio a un paio di seggiolini da presidente e amministratore delegato varesini.

Mossa sbagliata da parte dell’allenatore, anche se fosse stata casuale, perché rivelatrice di scarso rispetto e umanità verso chi era in campo, cioè un collega che soffre. E che non merita di vedersi sbandierare in faccia il suo “giustiziere”. C’è modo e modo di trattare Sottili e qualunque persona: questo è il peggiore.

Veniamo al punto: su quella panchina deve sedersi qualcun altro? 1) Per il Varese visto nel primo tempo, no: mai così bene in trasferta come personalità, pressing e occasioni. 2) Per come la squadra non è scesa in campo nella ripresa (parliamo di sangue agli occhi), sapendo di poter salvare o condannare Sottili, sì: perché non è riuscita a dare il tutto per tutto con lui e per lui. Si vince assieme e si perde assieme, e noi preferiamo perdere assieme a Sottili.

Non è lui il problema del Varese. Ma lo sono una rosa sopravvalutata (anche da noi: mea culpa; i neo acquisti, a parte Pavoletti, si sono rivelati inadeguati sotto il profilo dello spirito e della voglia di vincere), la semi scomparsa di Neto Pereira (il nostro Messi), la fragilità caratteriale generale: troppo nervosismo, troppi gialli, troppe mosche al naso alla prima difficoltà. Dalla parte di Sottili, un cristone (caratterialmente) con cui è meglio scontrarsi ma parlando chiaro, c’è la capacità di aggrapparsi alla vecchissima guardia – da Bressan, quanto ci manca, a Corti – e di tirare fuori quello che c’è e anche quello che non c’è dai giovani (Forte, Lazaar…) e dai giocatori dall’indole più guerrafondaia cioè più biancorossa (uno per tutti: Franco).

Di fronte a tutto ciò, quando si becca gol direttamente su rilancio del portiere, non c’è nemmeno di che rammaricarsi: siamo polli. Inoltre, se domini un tempo ma Pavoletti è “fuori” in una squadra dove segna solo lui (per averlo così confuso e dilaniato, e non poteva che essere così perché giocava contro la sua famiglia, era meglio sostituirlo o non farlo giocare), è come abbaiare alla luna.

Terra terra, al Varese sono scomparsi gli attributi perché ieri sarebbero bastati quelli almeno per pareggiare. Abbiamo giocato a tratti bene, da prima della classe, e loro da squadra che deve guadagnarsi il pane duro della salvezza, secchi, taglienti e pronti a fare mattanza in contropiede nella ripresa: il Varese che non fa il Varese, assurdo. Diciamocela tutta: pensiamo a salvarci, e non ai playoff, e a recuperare lo spirito umile, sofferto e da provinciale che il Lanciano ha avuto e noi, invece, no. Quello spirito che sicuramente non ha perso Sottili o i tifosi. Qualcun altro, sì.

andrea confalonieri

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