Busto Arsizio Accam, Davide-Dairago bussa alla porta di Golia-Busto Arsizio: «Basta spendere soldi per l’inceneritore, sposiamo il modello Vedelago». E’ l’appello che lancia Pierangelo Paganini, sindaco del piccolo Comune confinante con l’inceneritore. Martedì lo dirà all’assessore Franco Castiglioni («da 2 mesi aspetto che il sindaco mi riceva»), nel frattempo ha scritto all’Asl per chiedere uno studio epidemiologico sull’incidenza dei tumori nel paese che più di tutti confina con Accam.
«Non sono contro nessuno» continua a ripetere Paganini. Ma i suoi cittadini, come i borsanesi, sono stanchi di un vicino così scomodo come l’inceneritore. «Il mio obiettivo è far chiudere Accam» ammette il sindaco di Dairago, che su input del comitato ecologico inceneritore e ambiente di Borsano di cui segue l’attività da anni, ha sposato in pieno il modello del centro riciclo di Vedelago, tanto da essere pronto a realizzarlo anche sul proprio territorio insieme ai Comuni con cui da gennaio appalterà la raccolta rifiuti.
La storia del rapporto tra Dairago e l’inceneritore Accam è originale e paradossale. Pur con un impianto situato a poche decine di metri dal confine del Comune (5500 abitanti in provincia di Milano), Dairago non fa parte dei 27 Comuni soci del consorzio, perciò non ha voce in capitolo sul destino dell’inceneritore. «Sono stato sindaco dal ’93 al 2001 e poi ancora dal 2006 ad oggi – racconta
Paganini, al vertice di una lista civica appoggiata dal centrodestra – da 15 anni chiedo di aderire ad Accam, o quantomeno di poterne discutere. Ricordo la chiusura dell’impianto negli Anni 90 ai tempi del sindaco Tosi quando furono superati i limiti di emissione delle diossine. Ricordo le varie ipotesi di chiusura definitiva dell’inceneritore, prima si parlava del 2013, poi del 2019, adesso è in voga il 2025, poi chissà».
Una storia che, stando alle discussioni in corso, rischia di protrarsi all’infinito o quasi, ma stavolta Dairago vuole far sentire la propria voce. «Sono ingegnere, parlo da tecnico e da persona pragmatica – puntualizza Paganini – non sono del partito del “no”, sono moderato ma non mi faccio fregare, credo nella tecnologia pulita e persino nel nucleare fatto come si deve, e per questo dico che non ha senso spendere altri soldi nell’inceneritore come si fa da 40 anni a questa parte, nel Trevigiano c’è una tecnologia nuova che può essere importata».
Il sindaco di Dairago è stato fulminato sulla via di Vedelago: «Sono stato personalmente a visitare il centro di riciclo – racconta – e sono rimasto allibito dalla pulizia e dalla vivibilità di quel territorio e dall’efficacia della tecnologia. Lo si può fare anche qui da noi, spingendo sulla raccolta differenziata, per passare dal 60 al 70-75 per cento. E non mi si dica che c’è il problema dei rifiuti industriali, ormai da noi non c’è più l’industria di 40 anni fa».
Per Paganini questa soluzione sembra davvero essere l’uovo di Colombo. «Stanno costruendo impianti analoghi in Lazio, Sardegna, a Crescentino in provincia di Vercelli. E vi dirò di più: se ne hanno bisogno sono pronto a conferire a loro i rifiuti di Dairago».
Andrea Aliverti
f.artina
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