VARESE Caro Direttore, così pare che finalmente si sia aperta la campagna elettorale; mancava infatti, tra i numerosi partitini e le più svariate listarelle, la “gioiosa macchina da guerra” del PD.
Di assai piccola cilindrata, almeno nelle nostre sagge terre, l’utilitaria degli ex-comunisti ha trovato un conducente, persona perbene in verità, che ha iniziato la campagna attaccando il Sindaco, di tutti, perché lo stesso ha dichiarato di voler degnamente preparare l’accoglienza al Presidente della Repubblica, di tutti, il 17 marzo.
Capisco che la candidata Oprandi non sia avvezza alla responsabilità amministrativa, al pari di tutti i suoi sodali d’altro canto, e capisco anche che le possa essere sembrata ghiotta l’occasione di aprire le danze elettorali attaccando il sottoscritto con l’uso strumentale del 17 marzo. Lo capisco, ed il capirlo mi conferma la fragilità istituzionale e politica dello schieramento avverso.
Isituzionale perché, lo abbiamo già detto ma con certi interlocutori “repetita iuvant”, sarebbe bizzarro che il Sindaco di Varese non verificasse sino all’ultimo la bontà dell’accoglienza che la Città vuole riservare alla prima carica istituzionale dello Stato.
Politica perché se questo vuole essere un argomento forte sul quale dar fuoco alle polveri elettorali, ebbene la partita è finita ancor prima di iniziare. Cosa risaputa, è vero, ma ad ogni occasione rinforzata dalla inconcludenza delle opposizioni.
In campagna elettorale si dovrebbe parlare di programma, quindi invito tutti i cittadini a dare una veloce scorsa alla bozza fatta circolare dal PD; è a dir poco imbarazzante, è la summa del nulla, è talmente vuota che un deserto sembrerebbe una foresta a confronto.
Così non resta altro da fare ai nostri oppositori che aggrapparsi alla retorica. Purtroppo per loro, però, altri sono molto più ferrati ed esperti in materia, considerato che l’attaccamento alla bandiera e l’amore per la Patria sono una recentissima scoperta delle sinistre, abituate per anni a vilipendere il tricolore più che ad onorarlo.
Vorrei innanzitutto ricordare le parole di Togliatti. Intervenendo al XVI Congresso del Pc disse: “E? motivo di particolare orgoglio per me l’aver abbandonato la cittadinanza italiana per quella sovietica. Io non mi sento legato all’Italia come alla mia patria, mi considero cittadino del mondo….E’ motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più”.
Tutti quelli, poi, che hanno vissuto gli anni “eroici” delle contestazioni, a cavallo tra gli anni ’60 ed i primi anni ’80 del ‘900, ricordano molto bene quale destino fosse riservato dai nostri Democratici a chi si permetteva di esibire un tricolore, perché l’unica bandiera accettata era rossa, con falce e martello, il bianco ed il verde non erano ammissibili.
Né vorrei che si dimenticasse quanto è in debito con loro il nostro Paese anche sul versante costituzionale; perché i nostri difensori del diritto non raccontano agli elettori per quale motivo l’autonomia regionale rimase scritta sulla Carta Costituzionale dal 1948 sino al 1970 senza essere applicata? Non fu forse per la totale opposizione da parte del grande Partito Comunista Italiano che l’Italia fu costretta ad attendere oltre trent’anni prima di vedere realizzarsi una previsione costituzionale, certo non la meno importante?
Caro Direttore, la strada da qui alle elezioni è ancora lunga e molte parole verranno spese; ebbene, desidero augurare sinceramente a Luisa Oprandi di trovare argomenti e linguaggi seri, certo più adatti ad una persona della sua qualità rispetto a quelli usati in questa occasione.
Un’opposizione forte e seria è necessaria ad uno sviluppo sano della Democrazia, lo dico con assoluta convinzione, ma perché un’opposizione possa esistere è necessario che chi vuol farne parte si sforzi di sviluppare pensieri autonomi e coerenti ai comportamenti e che, soprattutto, abbia la capacità di sviluppare un progetto propositivo, non solo posizioni contro, “a prescindere”.
In questi anni da Sindaco di Varese ho saputo mettermi in discussione, anche subendo pesanti e virulenti attacchi personali dall’interno dei partiti di maggioranza, nell’intento di difendere il bene comune, di tutti i cittadini. Testimonianza di autonomia di pensiero e di una precisa volontà di essere Sindaco prima che uomo di partito.
Così è stato e così sarà anche per il prossimo quinquennio, se sarò rieletto.
Lo farò ancora più volentieri se l’opposizione saprà essere uno stimolo forte e costruttivo. Speriamo bene.
Cordiali saluti
Il sindaco Attilio Fontana
e.marletta
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