– «L’onda renziana è finita». Ecco cosa dice su Varese 2016 il voto di domenica: lo abbiamo chiesto a cinque grandi giornalisti varesini che ieri erano impegnati ad analizzare la tornata elettorale delle amministrative. , anchorman varesino de “La Gabbia” su La7, twitta così: «L’onestà con gli elettori dovrebbe cominciare ammettendo chiaramente quando si vince e quando si perde. Non che vincono sempre tutti…».
Franco Ferraro
, caporedattore di SkyTg24, vede nel voto nazionale e in quello locale una «punizione delle velleità renziane» ma soprattutto un’affermazione della tendenza dell’elettorato a «votare gente conosciuta, che ha amministrato bene e di cui si può fidare», al contrario dei «nomi calati dall’alto» da Renzi che sembra «convinto di avere sempre il nome giusto da piazzare».Una lezione che potrà essere utile anche in chiave locale tra un
anno: «Sul territorio, o metti l’uomo giusto o perdi – sottolinea Ferraro – la Lega tiene nei Comuni perché amministra in modo convincente. E un sindaco che lavora bene viene riconosciuto e premiato». Così per il Pd a Varese sarà dura, secondo il giornalista di Sky: «O trova un profilo forte e molto amato, altrimenti vincono ancora gli altri soprattutto se, come sembra, verrà meno l’onda renziana».

Claudio Del Frate
Anche per , “penna” del Corriere della Sera, «oggi più che mai siamo passati da un voto ideologico e di appartenenza ad un voto che definirei “contrattuale”, dove l’elettore chiede al candidato di convincerlo e di garantirgli affidabilità. Il caso della Moretti in Veneto, la più votata alle europee ma sconfitta alle regionali, è emblematico». Ecco che per Del Frate, «l’approccio dei partiti» alle amministrative delle grandi città della primavera 2016 dovrà essere improntato a questo cambio di atteggiamento dell’elettorato: «Infatti a Varese ci sono già candidati scesi in campo al di fuori del meccanismo dei partiti».
Alessandro Casarin
, ex direttore del Tgr Rai oggi a Rai Expo, fa notare due tendenze: «Da un lato, il paradosso di Grillo che non amministra ma guadagna voti per il malcontento, dall’altro il “botto” della Lega di Salvini che, grazie alla scelta di scendere sotto il Po, pur in un centrodestra moribondo mostra che alla fine i voti, sommati, ci sono ancora. Quel che manca ora è il leader». Una rivoluzione che, per Casarin, «avrà ripercussioni sul voto di Varese città» della prossima primavera: «Se le europee sembravano indicare un cambio di rotta verso il centrosinistra, oggi Salvini ha decisamente riportato la Lega al centro del ring, così si fa più concreta l’ipotesi di un ritorno a Palazzo Estense».

Matteo Inzaghi
Non si è stupito più di tanto , direttore di Rete55: «Esito bene o male prevedibile, a parte la paradossale vicenda di Brezzo e un astensionismo così marcato, che alle amministrative è drammatico». Il risultato sono nuovi equilibri: «Forza Italia crolla, facendo registrare numeri agghiaccianti rispetto al 2010, ma anche per il Pd c’è un ridimensionamento evidente dell’onda renziana di un anno fa. La Lega tiene e dà l’impressione, raffrontando i risultati di Saronno e Somma Lombardo, che i dirigenti più giovani siano quelli più apprezzati. È una Lega nuova, che con la svolta da movimento di territorio a partito nazionale sfonda a Saronno dove non era mai stata fortissima mentre perde a Gemonio, il paese di Bossi».
È questo lo scenario verso il 2016, ma Inzaghi è cauto: «Il cammino è ancora lungo. Certo, si è chiuso il ciclo in cui al Pd bastava mettere la faccia di Renzi e il simbolo per vincere».













