Meglio togliersi subito la maschera o godere d’una roboante vittoria estiva buona solo per dare fiato alle trombe?
Il 28 luglio s’impara da un ko contro una squadra di serie D o da una vittoria per 16-0 contro i dilettanti all’esordio? È un Varese “imbalsamato” ma promettente e che ora ha pure la prova provata di cosa gli manca – ma lo sapeva anche prima – quello che incassa una dolce sconfitta che sarebbe piaciuta a Peo Maroso («Fai il grande con le squadrette, alzi la testa dal pezzo e poi vai a sbattere sulla realtà»).
Al di là del risultato, la differenza di categoria si vede (volume di gioco, veterani che cercano i nuovi e viceversa, moduli adatti agli uomini) tranne che sulle fasce difensive. E, ma lo sapeva anche un cieco, davanti alla porta, dove ruminiamo palloni ma pettiniamo l’erba.
Siamo sullo 0-1 dopo 77 minuti (unico tiro subito, ma è un’aggravante), spunta un arcobaleno sul campo di Saint Vincent e resta lì, non vuole andarsene. Resta lì perché la seconda amichevole, anche per le squadre di A, è sempre stata la più dura: alla prima sei leggero, poi le gambe diventano marmo e la testa s’annebbia. L’arcobaleno alla fine si chiude, non i triangoli. Prendete Forte: è costretto a entrare due volte perché è l’unica punta centrale, aspettando Pavoletti che ormai sembra quasi in tasca. Un uccellino ci ha detto che l’asse tra Varese e Sassuolo per il pezzo forte del mercato potrebbe essere inattaccabile anche da un’offertona del Carpi. In quell’asse, c’è qualcosa di più.
Pazienza e fiducia nella società, con una paura: la fascia sinistra. Ci sembra scoperta, soprattutto con Franco che si fa saltare da un ragazzino di serie D e poi si mette pure a litigare (il gol, tra l’altro, è nato lì; e pure dall’altra parte: Pucino non avrebbe dovuto crossare in mezzo dalla trequarti perché era il penultimo uomo e la squadra scoperta. Infatti…). Un mastino alla Pugliese, accanto ai nostri bravi ragazzi, andrebbe benissimo. Perché da lui impari sempre qualcosa. E non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.
In ordine sparso. Grande acquisto Blasi, temperamento e voglia. Gioca da leader, perde palla ma va a recuperarla anche quando potrebbe passeggiare. Corti corre perfino troppo. Calil, alto e grosso, andrà aspettato. Centrali difensivi ingiudicabili.
Da ricordare l’entrata di Stefano Sottili sotto gli applausi e i cori di trecento biancorossi, a cui il tecnico del Varese ha risposto pudicamente, quasi scusandosi: «Non ho ancora fatto nulla, non li merito». Geniale la risposta di un perfetto varesino: «Intanto prenditeli, poi vediamo».
Nicola Laurenza, al terzo giorno di ritiro con la squadra («Fa 3 allenamenti e va sul ghiacciaio, avanti così mi farà morire» scherza Mauro Milanese), arriva con la moglie Alessandra e il figlio Leonardo a cinque minuti dall’inizio. Entra al bar per un caffè e trova 50 ragazzi della curva: apriti cielo. «C’è solo un presidente». E poi: «Nicola paga da bere» e «Una foto col presidente».
Se hai questo, lo 0-1 con il Santhia è perfino benvenuto. L’arcobaleno è sempre lì. Non troveremo qualcuno che dirà: «Ci siamo tolti il primo peso» come dopo il crollo dell’imbattibilità casalinga da più di due anni contro l’Avellino.
Saint Vincent
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