«Il Varese non è il Barcellona ma la gente gli vuole bene»

Lo 0-0 di Palermo non è stato per il Varese il caldo brodino consolatore da gustare nel periodo delle vacche magre (due punti nelle ultime quattro partite) ma un pareggio meritato che, anzi, va addirittura stretto. «La palla gol più nitida è stata nostra», dice il tecnico Stefano Sottili, aggiungendo: «Avremmo meritato di più ma non eravamo sciolti mentalmente. Quando potevamo osare non

l’abbiamo fatto e c’è stata la sensazione che i terzini Laverone e Franco avevano smesso di scendere con convinzione sulle fasce, mantenendo le coperture preventive. Il Palermo è pericoloso e non abbiamo voluto concedere il fianco a una squadra forte, restando guardinghi e preoccupandoci di fare risultato. Con il Trapani, eravamo stati, invece, sbarazzini e a Padova non ci eravamo stufati di spingere».

Venerdì si torna in campo per affrontare la Juve Stabia, ultima, e Sottili non intende distrazioni, come si capisce da questo avvertimento che rievoca la sconfitta di Padova, contro la squadra che era in fondo alla classifica: «Che la bastonata dell’Euganeo ci serva da lezione. Tutti danno per scontato che si debba battere la Juve Stabia ed è quello che vogliamo ma farlo sarà complicato perché i nostri avversari prediligono stare dietro la palla e ripartire in contropiede».

La pazienza è la virtù dei forti e il Varese dovrà averne molta: «È fondamentale l’approccio giusto alla partita e la capacità di non concedere nulla, neppure un contropiede. Se non riuscissimo a segnare subito, non dobbiamo innervosirci ma mantenere la calma e la convinzione che si può vincere anche a pochi minuti dalla

fine». Sottili ha studiato bene la Juve Stabia: «In attacco ha giocatori di grande gamba e di corsa: per ispirarli si affida non tanto al fraseggio ma alle palle lunghe. Dobbiamo essere bravi a non esporci alle ripartenze, a far male appena ne abbiamo occasione e ad aggirare il loro centrocampo-bunker con gli esterni».

Il campionato di B è sempre più equilibrato: «C’è molto livellamento – osserva Sottili – e nelle prime undici giornate noi abbiamo incontrato già cinque squadre di alta classifica: l’Empoli, il Cesena, l’Avellino, il Palermo e il Modena, che ha un punto in meno di noi. Non siamo stati inferiori a nessuno e il nostro bottino sarebbe stato più pingue con i due punti che meritavamo e che, invece, abbiamo lasciato a Padova e Cesena».

Il tecnico sa bene che cosa serve per continuare a stare nella scia delle migliori: «In un torneo in cui nessun risultato è scontato dobbiamo sentire la necessità di non mollare mai, neppure di una virgola. È indispensabile la continuità e cercare di andare a vincere il maggior numero possibile di partite. Se, pur facendo il nostro massimo, non riusciamo a prenderci i tre punti, per la forza dell’avversario o per una giornata meno brillante, dobbiamo accontentarci di pareggiare, che non è mai un obiettivo ma la conseguenza di non aver potuto vincere».

Il Varese non sta sfigurando: «Direttori sportivi e allenatori di altre squadre – continua Sottili – dicono che ci stiamo esprimendo su valori medio alti. Direi che abbiamo tirato fuori il novanta per cento e possiamo ancora crescere. Non siamo il Barcellona e se il nostro pubblico ci vuole bene è perché ha capito che puntiamo sempre al massimo: con la Reggina, pure in inferiorità numerica, non ci siamo accontentati ma abbiamo inseguito e trovato la vittoria». Venerdì, ci saranno anche i tanti ragazzini delle scuole invitati allo stadio dal Varese: «Assisteranno – commenta Sottili – a una partita maschia, nervosa e spigolosa. Spero che i nostri giovani ospiti tornino a vederci e dirò ai miei giocatori di vincere anche per loro, mantenendo la massima correttezza e lealtà nei confronti degli avversari e dell’arbitro. Dobbiamo essere un esempio per i ragazzi, promuovendo questi valori».

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