Immigrati/ A Manduria Yassim, dal barcone al lavoro in fabbrica

Immigrati/ A Manduria Yassim, dal barcone al lavoro in fabbrica

Manduria (Ta), 5 apr. (TMNews) – Tra gli immigrati che affollano la tendopoli di Manduria in provincia di Taranto, ci sono tanti ragazzi giovanissimi. Uno di questi tunisini, Yassim, ha 20 anni è ci racconta a TMNews la sua storia, in un italiano quasi perfetto. Dall’arrivo in barcone al colpo di fortuna che forse gli frutterà il permesso di soggiorno. Lucidamente spiegando perchè si è messo in viaggio, cosa vuole per sé e quali sono i guai del suo paese.

“Sono venuto quasi da 15 giorni qua in Italia con un piccolo sbarco, sono venuto come un clandestino. Quindi, sono un clandestino”. Yassim racconta anche la sua traversata in mare, un’esperienza che non dimenticherà mai: ” è stato troppo pericoloso, veramente un viaggio, che noi chiamiamo un viaggio di morte. Abbiamo passato quasi due giorni al mare, c’è tanto vento, tantissimo vento siamo quasi stremati, privi di forze”. Però alla fine ce l’ha fatta: ” Grazie a Dio mi fanno vivere ancora un’altra volta”. In Italia, sbarca sulla costa lampedusana: ” Allora siamo arrivati a Lampedusa: noi quando veniamo dalla Tunisia pensiamo che è proprio facilissimo, ma non è cosi. A Lampedusa siamo stati quasi sette giorni, abbiamo dormito fuori, ci siamo costruiti dei rifugi sulla montagna con un po’ di tende”. Girando per l’isola: “mangiavamo al porto di Lampedusa e poi la sera tornavamo sulla montagna a dormire. Dopo i primi sette giorni, siamo riusciti ad entrare all’interno del campo di accoglienza, dove siamo rimasti altri tre giorni, prima che con una grande nave ci hanno portato al porto di Taranto e poi da li ci hanno trasferiti qui a Manduria”.

“Adesso sono quasi cinque giorni che sono qua”, spiega Yassim. E voleva andarsene: “Ho cercato un amico che ho conosciuto qua qualche volta per scappare, ma non è possibile scappare perchè è troppo lontano e la polizia, quando scappano li ripiglia, e li fa tornare in questo centro di accoglienza”.

Però tre giorni fa succede l’inaspettato: Yassim, in centro a Manduria, trova lavoro: “Allora ho conosciuto un ragazzo afgano che lavora qua, in una fabbrica di tende. Ho parlato con lui un po’ e dopo mi ha detto che se avevo voglia di lavorare, lui poteva parlare con il suo datore di lavoro. Io- prosegue Yassim – sono andato a parlare, hanno trovato che parlo bene l’italiano quindi scherzando un po’ mi ha detto sì, vieni a lavorare con noi. Ho lavorato e pensavo fosse gratis, solo per aiuto, invece la sera mi ha pagato”. Yassim non ci credeva, e il giorno dopo non si è presentato: “Io pensavo che non dovevo andare, che era per un giorno. Invece lui è venuto al campo, mi ha chiamato e mi ha detto che voleva assumermi, quindi abbiamo fatto la pratica per il permesso di soggiorno”.

Lucido, spiega: “Non voglio tornare in Tunisia perché il problema adesso è che li e proprio pericoloso. Niente turismo, niente agricoltura, niente non si combina niente, non c’è niente non c’è lavoro”. In futuro, chissà: “La Tunisia ha bisogno di un po’ di tempo per ricominciare di nuovo. Mi piacerebbe tornare dopo due, tre anni; perché non è facile, che dopo una rivolta tutto si risolva in breve tempo”.

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