IN 2MILA ALLA FESTA ANTI LEGA MA IL CARROCCIO SE NE INFISCHIA

BRENTA Una festa antileghista vicino a casa di Bossi. E sembra che sarà un successo, la kermesse di Brenta. Almeno guardando la pagina dell’evento su Facebook, dove si sono prenotati come sicuri partecipanti quasi 2.000 persone. Un affronto al quale la Lega ha deciso di non rispondere. Anche se c’è chi vorrebbe che si desse una risposta dialettica ai promotori dell’evento che si svolgerà domani a Brenta, in Valcuvia: proprio vicino a Gemonio, dove è residente la famiglia Bossi.

/>A chiedere di dare una risposta è stato in particolare uno dei Giovani Padani del Medio Verbano: Paride Brusa. Lui ha lanciato un appello su Facebook, condividendolo anche sulla bacheca del profilo di Roberto Libertà Bossi, secondogenito del matrimonio tra Umberto Bossi e Manuela Marrone, molto attivo con i giovani leghisti tra il Medio Verbano e la Valcuvia.
«Ragazzi cosa molto seria a Brenta vicino a Gemonio paese del capo – recita l’appello – stanno organizzando una festa anti leghista. Vi prego, dateci una mano a fare opposizione e a controbattere cio che scrivono».
Ma le direttive del partito sembrano quelle di fare finta di niente, per non dare importanza alla festa. Della questione si è infatti discusso durante la riunione di sezione della Lega Nord di Varese. «Bisogna ignorarli» è stato detto dal neocommissario di Varese Emanuele Monti. Mentre il vicecoordinatore nazionale dei Giovani Padani e consigliere provinciale Marco Pinti fa sapere che non ci sarà nessuna presa di posizione.
I militanti del Carroccio dicono che «fare una festa contro, e non propositiva, è un’assurdità». Così sintetizza il giovane padano Marco Bordonaro.
Ma gli organizzatori rivendicano la “deleghizzazione” della provincia. «Siamo varesotti di nascita o di adozione – si legge nella presentazione del loro evento – viviamo questa provincia e la vediamo cambiare sotto i nostri occhi. È  una terra ammalata di leghismo, un male triste fatto di egoismo, qualunquismo, discriminazione e paura.
La Lega reinventa le tradizioni locali trasformandole in una specie di folklore farsesco, al quale purtroppo tanti finiscono per credere. Sventola lo spauracchio del diverso, dello straniero, deviando l’attenzione delle persone dai reali problemi e dalle loro reali cause, propagandando la discriminazione e la disuguaglianza. Noi però non ci riconosciamo in questa immagine della provincia di Varese, e ricordiamo che la sua tradizione è quella di una terra di passaggio, di incrocio di genti, di fermento, di solidarietà, di ricerca di una vita migliore. Per questo abbiamo deciso di organizzare una festa popolare antileghista».
Marco Tavazzi

s.bartolini

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