«Io, Biumo e un biliardo» E il rione riscopre il passato

«Io, Biumo e un biliardo»
E il rione riscopre il passato

«Toc, stung, tac. È un suono, musica!». , detto “il Toscano”, raccontava così il gioco del biliardo nel film “Io, Chiara e lo Scuro”. Dove “lo Scuro” era il pluricampione . Adesso le magiche atmosfere di quel film prodotto nel 1982 torneranno a essere di casa, perché in via Canova 25, a Biumo Inferiore, ha aperto la nuova sala biliardo Csb RoyalClub Varese.

L’idea è di , un figlio d’arte. «Sono cresciuto vedendo mio padre giocare a biliardo – racconta – Alla fine la passione mi ha contagiato. Ho capito che potevo farne una professione quattro anni fa, quando ho cominciato a dare una mano a un’amica che aveva una sala da biliardo».

Da quell’esperienza è nata l’idea di creare un’associazione e di aprire una prima sala in viale Belforte. Visto il successo, quando i soci sono diventati 200, Antonetti ha deciso di trasferirsi in via Canova, in un posto più grande, dove fosse possibile organizzare veri e propri tornei delle federazione. Dopo qualche intralcio burocratico, il sogno è diventato realtà.

«Ho già aperto, ma in sordina. L’inaugurazione sarà sabato prossimo – racconta Antonetti – L’idea è quella di diventare un punto di riferimento per la città. Organizzeremo attività per far capire quanto è bello il biliardo, che non è un gioco “a scommesse” o “d’azzardo” come qualcuno potrebbe pensare, ma è un vero e proprio sport».

Un giocatore tipo non c’è. Gli appassionati del biliardo vanno dai 17 agli 87 anni. I genitori portano i figli. E nessuno si stupisca se i più anziani giocano senza occhiali, perché mandare la palla in buca ha più a che fare con il feeling e l’istinto che con la vista. Il biliardo, inoltre, è un passatempo che consente di socializzare.

Non è alienante. Si può praticare in qualsiasi orario del giorno, tanto più che la nuova sala è aperta fino all’una di notte e dispone anche di un piccolo bar riservato ai soci dove è possibile prendere qualcosa da bere. A frequentare con assiduità i locali di via Canova ci sono circa trenta giocatori al giorno, che si distribuiscono su quattro tavoli: tre internazionali e uno americano con le biglie numerate.

La sala è anche una “palestra” per il gioco delle freccette. Vi si allenano con assiduità in 15 e il numero potrebbe crescere visto che a breve inizieranno i tornei.

E se non ci si allena i risultati non arrivano.

Il biliardo e le freccette, per certi versi, sono un ritorno al passato. Un ritorno a quegli anni in cui si rimaneva a bocca aperta guardando le geometrie disegnate dalle traiettorie delle biglie e non per gli effetti speciali dei computer.

Biliardo e freccette sono icone degli anni ’80. Riportano indietro, a quando le persone si trovavano per trascorrere del tempo insieme e non si davano appuntamento sui social network.

Il biliardo rimanda alla seduzione. È geometria, arte, scambio, astuzia.

Che sia la voglia di “concretezza” a guidare la riscoperta dei passatempi di ieri, certamente più fantasiosi e affascinanti di una conversazione virtuale o delle atmosfere alienanti di certi videogame?

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