Ippodromo al buio «Facciamo tutti un passo indietro»

Ippodromo al buio
«Facciamo tutti
un passo indietro»

Ci risiamo: i cavalli e gli artieri delle scuderie di via Galdino sono ancora al buio. Ieri i tecnici hanno tagliato ancora una volta la corrente. L’umore tra gli uomini di scuderia è sotto gli stivali.

E più si avvicina sera, più monta la paura. Perché in quei box ci sono circa 100 cavalli che, se dovessero avere una colica notturna, non potrebbero essere curati e finirebbero per morire.

«Il sindaco è l’autorità responsabile del benessere dei cavalli nei confini del comune – spiega , presidente degli allenatori – Lo dice il decreto legge 157 del 1992. Ma se siamo ancora senza corrente significa che il Comune non ha fatto molto per i cavalli. Adesso aspettiamo risposte».

, l’allenatore che si è accusato del rogo delle Bettole spiegando di averlo fatto «per amore dei cavalli», è in prima linea nella difesa degli equini delle scuderie.

L’uomo, le cui ferite sulle mani sono quasi del tutto guarite, vuole coinvolgere il prefetto nella battaglia per salvare le scuderie: «Oggi sono andato in prefettura e lì ho scoperto che il prefetto riceve il mercoledì. Quindi ritornerò mercoledì, perché non si può tollerare che i cavalli siano ancora in pericolo».

La questione è nota. Gli allenatori non pagano l’affitto delle scuderie di via Galdino perché sono fatiscenti. , patron della società incremento corse cavalli, non paga le bollette perché non recepisce i soldi per l’affitto delle scuderie.

Questo in estrema sintesi, perché la questione è ancora più complicata. «Borghi ha preso i soldi dal Ministero dell’agricoltura e non gli ha usati per le scuderie» dicono gli allenatori.

Mentre Borghi, dalla sua, ribatte di essere in credito di soldi che non arrivano mai, con i quali, per esempio, si potrebbe rendere operativo il centro di Castelverde.

«Secondo me è ora di fare tutti un passo indietro – dice – Dovremmo sederci tutti intorno a un tavolo, compreso Guido Borghi e (che è proprietario di Castelverde). Ognuno di noi dovrebbe ammettere le proprie colpe, perché di colpe ne abbiamo tutti. Il sindaco dovrebbe aiutarci a trovare un accordo, questo per far andare l’ippodromo nel migliore dei modi».

Nel frattempo, a fare le spese della situazione, ci sono i cavalli e gli uomini che gli accudiscono, ancora al buio dopo solo 20 giorni dall’ultimo black-out. E poi ci sono i problemi di ordine sanitario, con la letamaia che non può essere svuotata meccanicamente.

«Avevamo chiesto a Borghi di poter gestire noi in autonomia il contatore della corrente e di pagarci le nostre bollette, ma non è stato possibile – conclude Leppek – Ho intenzione di aprire una raccolta firme, mettendo un gazebo davanti a Palazzo Estense. Perché tutti vogliono le scuderie a Varese e dobbiamo dirlo con forza, prima che sia troppo tardi».

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