Nel territorio del Comune di Varese sono presenti 20 scuole primarie e 7 secondarie di primo grado. Sono più o meno una ogni quartiere e a più riprese le varie amministrazioni comunali che si sono succedute hanno provato a mettere mano ad un piano di razionalizzazione.
Nel 2000 è emersa per la prima volta l’esigenza di razionalizzare gli istituti scolastici. E l’ultima volta invece ci aveva provato l’allora assessore ai Servizi Educativi, Patrizia Tomassini, senza riuscirci. Adesso il problema si pone di nuovo perché razionalizzare le strutture è diventata un’esigenza se come premessa si adottano criteri di buon senso e di buona amministrazione. Si tratta infatti di usare al meglio le risorse (per altro scarse) evitando di disperdere in mille rivoli, al fine di investire sempre nella scuola i miglioramenti ottenuti in termini di efficacia ed efficienza della spesa. L’unico intento deve rimanere quello di migliorare la qualità della formazione, ma anche la qualità dei fabbricati e degli spazi entro cui gli alunni trascorrono buona parte della giornata. Pochi soldi per troppe scuole ma anche pochi alunni per troppe aule, esigono una riflessione seria sulla possibilità di migliorare il servizio educativo offerto ai piccoli studenti varesini. Se ci si chiede come mai la razionalizzazione è stata rimandata fino ad oggi è perché nessuna amministrazione ha mai avuto il coraggio di farla. Razionalizzare vuol dire anche dire addio a qualche vecchia struttura e quando le amministrazioni precedenti ci hanno provato, comitati di genitori si sono scatenati in difesa dell’istituto di quartiere. Per andare avanti in un’ottica di miglioramento però, qualche sacrificio va pur fatto.













