VARESE Una stagione agli sgoccioli, ancora solo qualche gara. Una stagione meno bella di come la si era sperata, con quel Tour de France sognato e preparato, con quel Tour de France finito male. Una stagione dalla quale ripartire per diventare ancora più forti: come Ivan Basso è sempre riuscito a fare. Intanto è bello tornare a parlare con lui, perché domani sarà al via del Memorial Pantani: un grande di oggi che pedala per ricordare il più grande di sempre. E allora c’è spazio anche per un po’ di commozione. «Ho deciso di prendere parte a questa corsa – dice Ivan – perché Pantani è l’uomo simbolo del nostro sport: un’icona, un punto fermo. Una bella fetta di quel pubblico che oggi noi incontriamo sulle strade è lì per Pantani, grazie a Pantani: perché è gente che si è avvicinata al ciclismo con il Pirata e poi è rimasta al suo posto, a bordo strada».Pantani, oggi.Tocco con mano l’immensità del suo personaggio e tutta la sua forza, quasi tutti i giorni. Sono in giro che pedalo nei miei allenamenti, da solo o con qualche mio compagno, e capita spesso di trovare qualcuno che vedendoci urla «Vai Pantani». Perché identifica la figura del ciclista con quella di Marco, e quel grido è entrato a far parte del vocabolario di tutti i giorni. Tutti, almeno una volta nella vita, hanno urlato un «Vai Pantani». Anche se ormai sono passati tanti anni.Lei ha avuto modo di pedalare con il Pirata?Purtroppo è capitato poche volte. Quando io ho iniziato a correre tra i professionisti lui era ormai alla fine della sua carriera: sono stato un suo grande tifoso, da ragazzo e da dilettante, quando lui ha vinto tutto.Cosa unisce, oggi, Basso e Pantani?Credo che una
delle mie corse più belle sia stata la tappa dell’Aprica nel Giro del 2010, quando ho preso la maglia rosa. Si è scalato il Mortirolo, che è e resterà sempre la salita di Marco Pantani: su quelle rampe c’è ancora la sua gente, ci sono ancora i suoi tifosi e i suoi colori. Vincere lì come ho vinto io, che sul Mortirolo volavo leggero e sul Mortirolo ho conquistato la maglia e una bella fetta di Giro, mi ha fatto sentire un po’ vicino a lui.Guardiamoci indietro. Ha fatto un bilancio degli ultimi mesi?Lo sapete che io preferisco guardare avanti.E allora, guardiamo avanti.Domani sarò al Memorial Pantani: per tutti i motivi che ho detto, ma anche per sfruttare quella corsa in preparazione agli ultimi appuntamenti della stagione.Che sarebbero?8 ottobre, Giro dell’Emilia. 15 ottobre, Giro di Lombardia. Poi volerò in Giappone per correre la Japan Cup e chiuderò la stagione in Spagna dove farò un circuito, a Oviedo.E poi?E poi, mi riposo. Dal 29 ottobre in poi mi prenderò un periodo di tempo tutto per me, d’accordo con la squadra: niente corse, ma nemmeno uscite pubbliche e apparizioni. Stacco completamente, perché questa stagione è stata sfiancante da tutti i punti di vista e ho bisogno di prepararmi all’anno che verrà.Ha già avuto modo di parlare, con i suoi, di quello che non è andato?Avremo modo di farlo tra qualche settimana, a bocce ferme e a stagione conclusa.E del futuro, avete già discusso?È davvero troppo presto. Prima di programmare e di prendere decisioni bisognerà aspettare di conoscere i percorsi di Giro e Tour del prossimo anno, poi la squadra farà le sue valutazioni. Di sicuro, per quanto mi riguarda, c’è la voglia di tornare a vincere qualcosa di importante. Ho ancora tanto da dire.
Francesco Caielli
a.confalonieri
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