van Basso è, insieme a Claudio Chiappucci, il corridore varesino che più si è avvicinato al primo gradino del podio di Parigi. Ha infiammato le strade di Francia: un secondo posto nel 2005 a migliorare il terzo del 2004 (nella foto, scatta sotto il naso di Ullrich e Armstrong), e una vittoria di tappa storica a La Mongie, davanti a Lance Armstrong.
Il capitano della Cannondale quest’anno non correrà la Grande Boucle: il suo programma prevede Giro e Vuelta. Ivan è il varesino che meglio conosce Vincenzo Nibali, avendolo avuto sotto la sua ala alla Liquigas. Le imprese del Giro 2010, con il cassanese in rosa e Vincenzo terzo, hanno celebrato una coppia formidabile in un Giro stupendo e un’annata in cui Nibali ha definitivamente spiccato il volo. Ora il messinese sferra l’attacco alla maglia gialla, e Ivan crede fortemente in lui.
Assolutamente sì, ha dimostrato di avere tutte le credenziali per poter vincere. Vincenzo è un grande corridore, e non è certo lì per fare esperimenti. Parte per vincere, ha lavorato molto per questo. C’è stata una maturazione importante negli ultimi anni, adesso è pronto per puntare al gradino più alto.
Lo ha già fatto in carriera, seppur alla Tirreno-Adriatico. Che non è una corsa lunga, ma è un segnale che ce la può fare. Chiaramente sarà una questione di dettagli, tra i tre vincerà quello più attento, più minuzioso. La differenza, in grandi corse così, la fa il dettaglio, la capacità di curare al massimo ogni singolo aspetto. Sono tre campioni che sanno vincere, e hanno dimostrato di saper gestire i grandi giri.
Fortunatamente le corse in bicicletta sono imprevedibili, nulla è scritto in principio. Ci sono tanti pretendenti, ma credo che i favoriti principali siano loro. Se diciamo che la maglia gialla finirà a uno tra Nibali, Contador e Froome, non credo che ci allontaniamo di troppo da quello che vedremo all’epilogo a Parigi.
Non solo su Scarponi: avrà l’appoggio totale di tutta la squadra. Poi il fatto di avere un gregario come Michele gli dà sicuramente una marcia in più. Anche perché, se Scarponi corresse in un’altra squadra, sarebbe un suo avversario diretto per la vittoria finale. Quando poi un grande campione si toglie le vesti di capitano, e quindi si spoglia delle proprie ambizioni a favore di un compagno di squadra, è un gesto importante. Sarà utilissimo a Vincenzo, senza dubbio.
Non mi piace mai parlare di ricordi, perché sono ancora in attività. Un ex corridore, semmai, può parlare del passato: io mi sento ancora un atleta che tornerà al Tour de France per correrlo in prima persona. Se proprio volessimo parlare di ricordi, dico che il mio ricordo sarà quello di non aver partecipato a questo Tour, perché per questa stagione ho fatto scelte diverse.
Il Tour è una corsa troppo affascinante per estrapolarne una sola emozione. Anche solo il fatto di concluderlo è una grande emozione, un motivo d’orgoglio. Adesso però cerco solo di trovarne di nuove, di emozioni, senza pensare a quello che ho fatto al Tour. Non penso ai podi e alle vittorie, perché lavoro sempre per ottenerne altri. Di ricordi ed emozioni parlerò quando non sarò più in attività.
Sarebbe bellissimo, anche se auguro a Vincenzo di salire su un altro gradino del podio, più alto del mio di quella volta. Poi, ovviamente un posto sul podio sarebbe comunque una gran conquista: non va mai sminuito. Gli auguro di portare la sua piccola Emma Vittoria ai Campi Elisi, come feci io con Domitilla.
E
Oggi partiamo per il Giro d’Austria, per migliorare una stagione che finora non è andata come speravamo. Punto solo a lavorare duro per ritrovare la forma che vorrei: ho solo voglia di guardare avanti e migliorare. Spero di accrescere la condizione fisica, e punto a fare bene già dall’Austria.
Lo spero, ma è presto per fare qualsiasi previsione sul mio futuro. Ora ho la testa al Giro d’Austria: poi, un passo alla volta, penseremo a quello che verrà.
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