Cinque Stelle ancora sulla graticola per gli stipendi degli eletti. C’è chi non spende, come il parsimoniosissimo gruppo regionale, e chi spande, come il deputato bustese Ivan Catalano che «tiene famiglia» e non restituisce abbastanza soldi.
Ora rischia l’espulsione dal Movimento: nei primi tre mesi di legislatura ha ridato indietro meno di 600 euro. Sarebbe una «palese violazione del codice di comportamento» siglato all’atto della candidatura: ecco perché lo storico militante pentastellato del “meetup” di Busto Arsizio è finito nel mirino della base del Movimento, ma anche del gruppo parlamentare, che è pronto ad avviare una procedura di espulsione nei suoi confronti.
Il suo collega di Montecitorio è senza parole: «Sono molto dispiaciuto e spero solo che si risolva tutto al più presto». Ma è lo stesso Catalano ad ammettere di aver violato le regole, restituendo poco o nulla rispetto agli oltre 14mila euro, tra indennità e diaria, che la Camera gli gira ogni mese.
«Non mi pento della scelta fatta e mi rimetto al giudizio del gruppo – spiega il deputato di Busto – ho deciso di dare un concreto ed immediato aiuto a persone a me vicine che si trovavano in grave difficoltà, mentre parte dello stipendio è bloccato nella cauzione dell’appartamento a Roma e l’ho usato per provvedere a mantenermi nel primo mese e mezzo non coperto da indennità, da semplice disegnatore meccanico di 26 anni che non ha cambiato il suo stile di vita».
La base però lo contesta, e nella sezione del sito di dedicata alla trasparenza sulle indennità dei parlamentari a Cinque Stelle la posizione di Catalano non è visionabile.
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