Jim Morrison, c’è stato un tempo Ma nulla sa realmente finire

C’era un poeta che voleva essere James Douglas. La morte arrivò in una strana ora, a Parigi, quarant’anni fa e per qualche giorno quel nome lo preservò dal clamore. Fu così che il mondo si accorse in ritardo della scomparsa di Jim Morrison, ma da allora l’omaggio costante, a volte persino dissacrante, continua al Père Lachaise dove il leader dei Doors fu sepolto. E

continua anche nelle vite, nei ricordi, nell’assaporare i versi del Re Lucertola.Oggi sulla Provincia due pagine speciali per raccontare quelle ore – e come cambiarono il mondo, prima di tutto gli individui – tra il 2 e il 3 luglio 1971. Scrivono Giuseppe Battarino e Marilena Lualdi, con fotografie scattate da Silvia Battarino in questi giorni a Parigi. Pubblichiamo una prima parte dell’articolo di Battarino.

EVERYTHING UNDER THE SUN
C’è stato un tempo in cui i padri allacciavano i bottoni delle loro camicie bianche.
C’è stato un tempo in cui camminare per una strada di città ti faceva distinguere la canzone fischiettata da un altro passante.
Un tempo di cerchietti tra i capelli, e, sotto quelli, sguardi di ragazze che diventavano una promessa infinita e una promessa incompiuta.
Un tempo che ci permetteva di comunicare, solo che le dita riuscissero a sentire nella tasca le scanalature di un gettone.
C’è stato un tempo in cui il regalo e il premio era il suono del solco su cui scivolava un minuscolo strumento che incredibilmente, accarezzava, che non doveva violare. Che scendeva nel suo campo nero da un bordo convesso, un bordo che accoglievamo nel palmo della mano, rivelato, di taglio, dal fruscio dello scrigno che lo aveva nascosto al nostro desiderio.
Transistor e discussioni, finché abbiamo visto che su un palco c’era un tizio abbracciato da tutti, intorno, e iniziava a piovere, piovevano note.
Una, cento, si sono aperte le porte.
Due realtà, i limiti (“gotta meet me at the edge of town”) e come dans le soir qui tombe, un Magritte a torso nudo ci ha mostrato frammenti tormentati di una nuova ragione del mondo, fino a infrangersi.
Ma nulla sa finire. Sono i poster di Jim sui banchi dei bouquinistes, certe nostre frasi, certe stanchezze ed entusiasmi improvvisi.
Un tempo di scoperta dei colori, del futuro che si sarebbe mostrato, e tutto ciò che arrivava e tutto ciò ch’era andato, tutto, sotto il sole, era in sintonia. (….)

Ora tocca a voi: diteci cosa ha significato il Re Lucertola nella nostra vita. Mandate un commento oppure scriveteci a [email protected]. Sarà bello condividere una storia, un mito, un uomo, un sogno con voi.

m.lualdi

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