Roma, 2 ott. (TMNews) – Roberto Calderoli, coordinatore leghista e ministro, non ha mai finto di essere orgoglioso della legge elettorale da lui elaborata: fu lui stesso a definirla una ‘porcata’, facendola passare alla storia come il ‘Porcellum’. Oggi ne prende le distanze in modo definitivo, accusando Casini, Fini e Berlusconi di averla voluta. Parlando al Tg1, Calderoli prova a dribblare l’alternativa secca tra riforma elettorale, benedetta ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e referendum, al quale ha aperto a sorpresa il suo collega di partito Roberto Maroni.
Dietro l’angolo c’è la minaccia delle elezioni anticipate, ma Calderoli invece guarda a una “legislatura costituente” per portare a termine la riforma federalista. Il dibattito è aperto, ma sul referendum giungono aperture inattese, come quella del centrista Pier Ferdinando Casini e di Carlo Vizzini (Pdl), presidente della commissione Affari costituzionali del Senato che ha all’ordine del giorno proprio il dibattito sulle diverse proposte di riforma elettorale. Intanto a destra c’è chi pensa a una riforma ‘limitata’ alla reintroduzione delle preferenze.
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