Con questa festa si ritrovano per piantare idealmente il seme di quella che, pur non avendo ancora trovato una formula concreta, sarà il nuovo centro culturale destinato a far risorgere la Bosina.
«Lo facciamo per continuare a dare un’alternativa intellettuale ai nostri ragazzi» spiega Marica, consulente alimentare e responsabile della mensa, e attualmente gestore del ristorante “In Sant’Ambrogio”, che ieri sera ha allestito la cena tutta a base di zucca.
«Ripartiamo da quella che è stata per anni la nostra mission, con i laboratori studiati per stimolare la creatività, le attività manuali, il dialetto e la cucina locale».
Una Manuela emozionatissima ha tenuto i laboratori di sabato, proprio come faceva negli anni passati. Presenti tantissimi ex alunni dei tre ordini di scuole: dall’asilo alle medie. Si sono usati i colori ma anche i licheni, la frutta secca, le foglie del bosco per creare e decorare cornici dai temi autunnali. E domenica, dopo il tiro dei cavalli, la decorazione della zucca, i laboratori pratici sull’antica arte del burro nella “penagia” (la zangola), i lavoretti in feltro e la merenda a base di torte casalinghe, Diana Ceriani, vincitrice del festival della canzone lombarda, ha intrattenuto il pubblico con il suo spettacolo “I canzun da stagiun da Varès”; il Cd edito dalla scuola è ispirato alle lezioni di dialetto della cantautrice, che raccontava in classe l’evolversi delle stagioni attraverso momenti e storie della tradizione popolare.
Era presente anche il compositore Roberto Carnaghi, arrangiatore delle melodie.
«Le zucche – recita una vecchia dispensa della scuola – giungono a maturazione a partire da ottobre e sono ricche di semi. Intagliate, se ne cava una polpa dolce e gustosa che entra a far parte di tantissimi piatti della tradizione, dal risotto alle zuppe arrivando sino al pane; e ne viene estratta la semente per il nuovo raccolto».
«Resistono ancora, da noi, in diverse zone del settentrione, dal Veneto al Piemonte, le tradizioni delle lumere, zucche intagliate e messe fuori dalla finestra, nelle quali vengono collocati un lumino e un pensierino per i propri morti, scritto su un biglietto: i semi tolti rappresentano coloro che non sono più in vita, e che ora, divenuti anime pellegrine, con il lumino possono ritrovare la strada verso i loro cari, per salutarli una volta ancora e per chiedere di intercedere per loro con le loro preghiere presso Dio».













