È l’ambizioso progetto della Cisl dei Laghi che partirà il prossimo anno e che è già realtà a Como, altra gamba del sindacato dopo l’unificazione tra le due federazioni. È la ’ndrangheta in particolare a tentare di infiltrarsi nel sistema varesino, cercando terreno fertile nella zona di Malpensa e nel sud della provincia, ancora più appetibili in vista di Expo 2015.
«L’idea è quella di portare anche a Varese il progetto San Francesco, il centro studi sociali contro le mafie creato dal nostro sindacato – spiega , della segreteria della Cisl dei Laghi – Bisogna prima di tutto coinvolgere le scuole del territorio, a partire dalle elementari, per costruire una cultura della legalità fin da bambini».
Oltre alla scuola anche le istituzioni però devono fare la propria parte, perché la rete antimafie sia efficace e resistente: «Le amministrazioni comunali giocano un ruolo fondamentale in questo senso ed inizieremo a parlare con loro per coinvolgerle», afferma l’esponente della Cisl.
Il primo appuntamento varesino sarà all’inizio del prossimo anno e riguarderà il delicato tema della ludopatia, un fenomeno che purtroppo non risparmia il nostro territorio e che può essere sfruttato dalle mafie.
Guai pensare che il Varesotto sia immune da questo rischio, sarebbe una grave sottovalutazione del problema. «Pensiamo al gioco d’azzardo, alle slot machine illegali – argomenta Palmisano – in cui la criminalità purtroppo trova terreno fertile».
Il territorio di Varese deve fare rete per respingere i tentativi di infiltrazione della criminalità: lo scopo è la prevenzione di fenomeni che poi è molto difficile curare. «A Varese dobbiamo partire da zero: inizieremo a coinvolgere i Comuni, ai quali chiederemo di adottare un codice deontologico sulla gestione degli appalti, perché quelli al ribasso sono un altro terreno fertile di infiltrazione», sottolinea l’esponente della Cisl.
Un ruolo centrale lo deve svolgere anche il sindacato, soprattutto nel settore edilizio, particolarmente a rischio. «Il tema della legalità ci riguarda eccome: non esiste solo il welfare sociale, ma anche un welfare della legalità. Non possiamo rappresentare soltanto il lavoro, che peraltro è a rischio se la malavita si infiltra, come lo sono anche le aziende oneste. Vogliamo formare adeguatamente anche i nostri delegati sotto questi aspetti».













