Di giorno è una zona della città tranquilla e ridente, frequentata da persone che si recano al lavoro, che portano a passeggio il cane o si concedono un caffè o un vizio di gola alla caffetteria La Siciliana. Di notte, viale Belforte si trasforma, assediata dall’insicurezza e dalla paura di chi nel viale vive e chiede di poterlo fare in tutta serenità. «Ci sono furti, molestie, accoltellamenti, prostituzione negli appartamenti e poi, quelle brutte facce che la notte popolano i vari locali della zona. Gruppi di ragazzotti di varie nazionalità, ognuna con il proprio bar di riferimento. Ma quando lasciano questi luoghi a fine serata, molti sono ubriachi e molesti. La maggior parte di noi, cerca di rincasare non dopo le 23 per non avere problemi. Questa non è vita». A parlare sono diversi residenti di viale Belforte che chiedono (giustamente) l’anonimato perché temono ripercussioni da parte di qualche testa calda. In effetti, nelle ultime settimane, non mancano notizie di cronaca nera che riguardano la zona. Lo scorso sabato 16 luglio, durante la notte, un uomo di 56 anni è stato accoltellato al volto e a un braccio durante un tentativo di rapina da parte di un extracomunitario. La vittima stava parcheggiando, intorno alle 2 di notte, in via Quarnero quando l’aggressore gli si è avvicinato ordinandogli di consegnargli le chiavi dell’auto e il portafoglio. Quando l’uomo, residente nell’area, si è rifiutato di consegnargli i suoi averi, l’aggressore ha estratto un coltello e l’ha colpito. Due notti fa, è stata rubata una moto dal cortile di una palazzina posta al civico 93 di viale Belforte, mentre una ragazza racconta di essere stata molestata mentre recuperava l’auto in piazzale Redaelli.
«Era domenica 23 luglio – spiega – stavo uscendo da casa di amici e avevo parcheggiato nel piazzale. Mi avvio alla macchina, guardandomi intorno perché ho sempre una strana sensazione quando cammino in viale Belforte la sera. Salgo in auto, mi chiudo dentro e cerco il caricatore per mettere in carica il telefono. Nel mentre, mi accorgo di un uomo che ha imboccato il piazzale. Mi supera, ma vedo che si accorge della mia presenza. Così, torna indietro e mi saluta dicendomi: “Ciao, ti ricordi di me?”. Io certa di non conoscerlo non gli dò retta, ma lui insiste. Inizio ad agitarmi, ma il cavo del caricatore si è incastrato nel volante, quindi non riesco a mettere subito in moto. Lui, prosegue facendomi prima dei complimenti poi proposte sconce. Mi si avvicina, io gli dico d’andarsene. Intanto, avevo fatto partire una chiamata a uno degli amici che ero andata a trovare. Riesco a liberare il volante, faccio la retro per andarmene, ma lui afferra la portiera, cercando di aprirla. Finalmente riesco a partire. Mi sono spaventata tantissimo, ma non ho sporto denuncia. Quella sera ero troppo in panico per farlo, il giorno dopo mi sembrava già inutile e sinceramente voglio evitare di espormi». La ragazza spiega che il molestatore era probabilmente un nord africano sulla trentina, belloccio, carnagione olivastra, capello lungo, nero e ingellato, e quella sera era tutto vestito di bianco. «Purtroppo, quel piazzale è pericoloso – spiegano i residenti che conoscono la giovane – ha un sacco di angoli bui. Andrebbe chiuso di notte o andrebbero posizionate videocamere di sorveglianza. Così come in viale Belforte: questa zona ha bisogno di un giro di vite in termini di sicurezza».













