Un piccolo castello che sembra uscito dalle favole, con i muri di pan di zucchero e il tetto di cioccolato. Una casetta “da mangiare”, che assomiglia a quella di Hansel e Gretel, con la differenza che lì, in via Bligny, di streghe non ce ne sono, perché quella è una casa delle fate.
L’intervento di restauro è stato pensato da Maura Guidotti, che non è architetto, ma una psicologa specializzata in psicoterapia ipnotica: «Credo che nella vita bisogna stare ben ancorati alla realtà – spiega – Nello stesso tempo, però, sono a volte “i sogni” a guarire le ferite. Da qui l’idea di trasformare la casa, costruita nel ’38, in un luogo un po’ onirico. Una sorta di regno dell’immaginazione».
Per la progettazione Maura Guidotti è stata supportata da un architetto e un geometra. I lavori sono durati una decina di anni, curando ogni dettaglio, nello sforzo di dare una forma concreta all’abitazione dei sogni. «Quando l’impresa ha tolto i ponteggi mi sono spaventata – continua Guidotti – Non mi ero resa conto che la casa sarebbe stata così particolare e temevo di averla resa troppo eccentrica, cosa
che non era assolutamente la mia intenzione. Ma quando gli amici mi hanno detto “questa casa sei tu” mi sono rincuorata. Perché la casa, secondo me, deve rispecchiare chi la abita». Ovviamente le pareti dai colori pastello, le rifiniture che sembrano zucchero caramellato, le torrette arricciate come panna montata, di persone ne hanno attirate parecchie. Soprattutto bambini che si fermano a guardare l’abitazione con gli occhi spalancati.
«La cosa carina è che spesso, non dico tutti i giorni ma quasi, qualcuno suona il campanello chiedendo la possibilità di fare una foto o un filmato alla casa – racconta la psicoterapeuta – Sono sempre persone molto carine, con cui è piacevole fare due chiacchiere. Ho visto che anche gli adulti rimangono “stregati” dalla casa. Non solo donne solitamente più attente ai dettagli, ma anche uomini, cosa che mi ha sorpreso e fatto piacere nello stesso tempo, perché vuol dire che tutti sono attratti dalla fantasia».
Un altro incantesimo che si realizza in quella casa è che chi vi entra non vuole più uscire. Anche all’interno, infatti, tutto è curato. L’impressione è quella di trovarsi in un libro di favole, magari in Lilliput, il paese di Gulliver. Tutto, infatti, è piccolo: non proprio a misura di Lillipuziano ovviamente, ma molto raccolto. «Io lavoro anche sulla simbologia della casa, perché non è un caso che una persona, a parità di condizioni, scelga di vivere in una abitazione e non in un’altra – dice la proprietaria della casa – Vedendo l’effetto che questa casa fa alle persone, mi piacerebbe destinarne una parte al mio studio, che tutt’ora si trova dall’altra parte di Varese. E poi ho anche altri progetti, che adesso sono prematuri».
A dimostrazione che la casa è un’estensione della persona, a dicembre, Maura Guidotti ha scattato una foto al suo castello, con calzato sul tetto il cappello rosso di Babbo Natale. Poi l’ha spedita agli amici con gli auguri di un Natale (ovviamente) fantastico.
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