La Lega a Varese caccia Ncd Maroni in Regione lo tiene

La Lega a Varese caccia Ncd
Maroni in Regione lo tiene
Passa a Palazzo la linea del Carroccio di Salvini. Ma non al Pirellone. Lunedì il Governatore e Cattaneo insieme contro la legge di stabilità

Le felpe e le cravatte, la Lega torna a dividersi? Salvini da una parte, Maroni dall’altra: il caso Varese fa emergere le nuove correnti interne al Carroccio. E dopo la “cacciata” del Nuovo Centrodestra dalla giunta di , lunedì il governatore sarà a braccetto con il presidente del Consiglio regionale nell’incontro convocato al Pirellone con tutti i parlamentari eletti in Lombardia per discutere sui tagli della Legge di Stabilità. Ruoli

istituzionali, si dirà. Ma vedere il governatore varesino e il coordinatore provinciale di Ncd così vicini, a pochi giorni dalle polemiche sul rimpasto della giunta Fontana, provocherà un travaso di bile ai leghisti varesini. I quali già si aspettavano un intervento di Maroni ai tempi dello strappo di Ncd alle provinciali, intervento che non è mai arrivato, anzi la crisi in maggioranza a Varese è stata minimizzata dal governatore come «questione locale».

Se poi ci aggiungiamo che sui giornali nazionali ieri è uscita la notizia di una cena tra i fedelissimi di Maroni e il segretario della Liga Veneta , tenuta nascosta a Salvini, è evidente che nel Carroccio si stanno delineando due correnti di pensiero diverse.
Il movimentismo delle felpe di Salvini, che virano sempre più verso il modello del Front National francese, e il profilo istituzionale delle cravatte di Tosi e Maroni, che vorrebbero rimettere in carreggiata il progetto della Lega formato Csu bavarese.
«Due Leghe? Nel concreto non mi risulta – smentisce il segretario provinciale del Carroccio, che è considerato tra i “duri e puri” dell’ala salviniana – nella base soprattutto non si avverte alcuna divisione. Del resto Salvini e Maroni hanno due ruoli diversi: il segretario federale è il leader in ascesa, il governatore è il rappresentante del territorio. Se emergono distinzioni è più per il ruolo istituzionale e per l’incarico che ricoprono che non per una strategia diversa».
Insomma, secondo questa lettura si tratterebbe quasi di una rivisitazione del vecchio modello della Lega di lotta e di governo, in cui semplicemente al posto dell’irruento capopartito si è sostituito Matteo Salvini, con la sua felpa verde, mentre Roberto Maroni, prima da ministro e ora da presidente di Regione, continua ad essere costretto ad indossare la cravatta.

In realtà, anche se ogni tipo di divisione è stata smentita in modo eloquente proprio la sera di Halloween dalla partecipazione comune di Salvini e Maroni alla festa delle zucche a Ziano Piacentino (mentre il vecchio capo Umberto Bossi ad un’altra festa leghista in Emilia, dove era sul palco insieme all’ex ministro , tuonava contro la presenza di Casa Pound alla manifestazione sull’immigrazione, riaffermando che «i leghisti sono antifascisti»), qualcosa bolle in pentola.
Ed è la Regione Lombardia il possibile terreno di scontro tra la Lega maroniana e quella salviniana.
Al governatore, alle prese con le “beghe” di Expo, si chiederà di adeguare l’azione del governo regionale al taglio politico portato avanti da Salvini, ma soprattutto di andare avanti come un treno sul referendum per l’indipendenza della Lombardia. E se si dovesse avvicinare la scadenza elettorale nazionale, con le alleanze tutto potrà succedere.

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