La traversa di dio. La mano del signore. Anzi, del Peo: che soffia su quella palla e la devia sul legno. Come Bernardini che ci trascina in C1 al 94’ in Alto Adige. Come Buba-gol. Come Del Sante a Valenza Po. Proprio come noi: non moriamo mai, e la B non la molliamo. Bernardini, Buba, Del Sante: tutti fusi in quest’impasto che si chiama spirito. E quando la partita sembra finita, lo spirito s’arrampica fino allo spigolo della traversa e urla: “Varese”. In dieci, senza il centrocampo e senza le riserve del centrocampo, ma leoni: in gabbia, urliamo più forte.
Quella palla che ci porta via la B non entrerà: né ora, né mai. Perché c’erano sopra gli occhietti furbi del Peo, che si era già incarnato a sufficienza in Trevor Trevisan: nel giorno del giudizio, abbiamo capito perché è stato capitano del Padova per tanti anni. Il nostro Noè: sulla sua barca, ci porta alla salvezza.
Sul piano nervoso, dopo sette sconfitte di fila, il punto t’illumina d’immenso. Un altro Varese, un altro spirito. Giochiamo e meritiamo il gol per un tempo, ci aggrappiamo al carattere e alla voglia di non morire quando finiamo sotto assedio. Andando in vantaggio con Pavoletti o Cristiano, li avremmo ammazzati. L’abbiamo fatto lo stesso. Il Varese delle precedenti 40 partite, nel secondo tempo l’avrebbe persa. E nel primo non avrebbe rischiato di vincerla.
Se pensate al sabato precedente con il Brescia, o con il Carpi, o con il Lanciano, è tutta un’altra cosa.Visto Zecchin fare il terzino, visto Trevisan fare il Baresi, visto Fiamozzi fare muro, visto il Varese: punto. Se giochi tutto l’anno così, ti salvi tre mesi prima. Ma forse basta solo un’altra partita.
Come mai l’agiato e benestante Novara non è riuscito a battere lo sconosciuto Bettinelli? Spiegacelo, signor Criscitiello, se trovi le parole. E, possibilmente, stavolta firmati e mettici la faccia, invece di saltare per aria in tribuna ad ogni azione azzurra. Come se precedesse un gol. E, invece, forse precede qualcos’altro. Di innominabile. Noi siamo sportivi e non infieriamo, al contrario di te.
Pubblico da pelle d’oca: lo sentivamo addosso. Sulle occasioni di Pavoletti e Cristiano, urlavano di più e zittivano il Piola. Dodicesimo uomo, anche sull’ultimo pallone. Anche in dieci. Anche quando siamo rimasti, per poco, in nove. Pensate a quanto ci crediamo e in quanti siamo ancora a crederci. Sudati, stravolti, convinti, abbracciati: dall’onorevole Giancarlo Giorgetti a Lele Bellorini e Daniele Zanzi, da Lucio e Vise agli avvocati Segic e Amirante. Da Stefano dell’Orgoglio varesino (auguri) a Giorgio Scapini che, pur assente, è più presente che mai. Il Varese è Scapini, il Varese siamo noi. Insieme a voi. Adesso ce la giochiamo: stasera tutti davanti alla tv. Cittadella-Empoli, poi Lanciano-Cittadella. Siamo in vantaggio per differenza-gol sul Novara (+1). Possiamo conquistarci un venerdì di passione con il Siena a Masnago, sognando di batterli e salvarci. Forza Varese.
Varese
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