– Tassa rifiuti, quanto ci costi: a Varese il peso pro-capite più alto in Lombardia, dopo Milano. Secondo uno studio di Confcommercio, i varesini pagano la Tari quasi il 28% rispetto allo standard. Un record di cui andare ben poco orgogliosi, visto che dai dati resi pubblici da Assoedilizia, l’associazione della proprietà immobiliare, il costo della tassa rifiuti per abitante nelle città capoluogo della Lombardia mostra «differenze abnormi di peso contributivo fra Comune e Comune», come
denuncia il presidente Achille Colombo Clerici. A Milano ogni cittadino spende ogni anno in media 210 euro di Tari, mentre a Varese 192 euro. Gli altri capoluoghi di provincia sono tutti dietro. A Sondrio il costo procapite è di 184 euro, a Monza 171 euro, a Pavia 165 euro. A Bergamo la tassa rifiuti media per ciascun abitante è pari a 155 euro, vale a dire quasi il 20% in meno di quanto paga un varesino.
A Como la cifra pro capite è di 149 euro, pari al 22% in meno. Spendono ancora meno a Lodi (146 euro), a Brescia (141 euro) e a Lecco (134 euro). La città meno “tartassata” sui rifiuti è Cremona: il conto annuo è di appena 119 euro ad abitante, addirittura il 38% in meno rispetto a Varese.
Ma la Città Giardino arriva addirittura al primo posto, in negativo però, se si raffronta la spesa storica per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti con il fabbisogno standard, calcolato in base ai parametri di riferimento utilizzati dalla Commissione parlamentare per il federalismo fiscale. Secondo lo studio di Confcommercio, che prende in considerazione i dati dell’osservatorio OpenCivitas, il “costo standard” del servizio per il Comune di Varese dovrebbe ammontare a 12 milioni 216mila e 404 euro, mentre in altre realtà, secondo il parametro della spesa storica, arriva a costare 15 milioni 629mila e 507 euro. Oltre tre milioni e 400mila euro in più, pari al 27,94% in più rispetto al “costo standard”. Ciò significa che un varesino dovrebbe sobbarcarsi di un costo procapite di 150 euro, più o meno come i “cugini” comaschi, invece dei 192 euro che spende effettivamente. Varese è l’unica città in cui il discostamento rispetto al fabbisogno standard è così elevato: a Sondrio si registra un più 18%, a Monza si paga il 9,6% in più, a Milano, il 7,7% in più di quanto si dovrebbe in base ai parametri standard.
Il quadro complessivo non è confortante, visto che lo studio di Confcommercio ha evidenziato a livello nazionale un aumento del 55% del peso della tassa rifiuti tra il 2010 e il 2015, per un maggior drenaggio fiscale a carico di famiglie e imprese di quasi tre miliardi di euro. A fronte, ed è paradossale, di una diminuzione della produzione totale di rifiuti urbani, da 32 milioni e mezzo di tonnellate a meno di 29 milioni. Con l’entrata a regime della Tari, tra le più tartassate in assoluto ci sono soprattutto alcune categorie del commercio e dell’artigianato, come ortofrutta, alimentaristi e discoteche, con aumenti tra il 600 e il 700%, e i ristoranti, che hanno visto un’impennata media del 480% rispetto alla media nazionale.In provincia di Varese è stata in primis la Confartigianato Imprese a condurre una battaglia senza quartiere per l’equità dell’imposizione della Tari sulle categorie produttive. Il monitoraggio sull’impatto della Tari continua senza sosta: nel 2015 gli aumenti più significativi sono stati registrati a Ternate (più 43% circa sulle categorie produttive) e Besozzo (più 42% per bar e ristoranti), mentre a Varese città si è registrato un leggerissimo calo tra lo 0,3 e lo 0,5%.












