La nuova frontiera di Eolo. Più “connessi” con 5G ready

L’azienda varesina è uno dei motori trainanti per modernizzare sempre di più il territorio

Ed il nostro territorio sicuramente sta aiutando l’evoluzione in questa direzione: da Varese comincia la strada per portare l’Italia fuori dalla palude dei paesi a bassa performance dell’economia digitale ed evitare il rischio di un nuovo digital divide che potrebbe gravare sul 37% della popolazione, in particolare quello che risiede fuori dalle grandi città, sicuramente più avanti su questo fronte rispetto ai piccoli comuni. La Eolo SpA infatti, da sempre impegnata a portare la banda ultralarga nei territori italiani più

difficili, ha recentemente acquisito dal Mise, con un investimento di 10 milioni di euro, i diritti d’uso per 224MHz di spettro radio a 28GHz su scala nazionale, la cui distribuzione in campo inizierà a breve. E così, a partire dal secondo semestre di quest’anno, le tecnologie “5G ready” di Eolo saranno in grado di erogare agli utenti servizi di connettività con una velocità pari a 100Mbps in download e 50Mbps in upload.

La sfida di Eolo ora è quella dunque di portare il 5G fisso agli utenti italiani dei piccoli e medi comuni: Luca Spada: «Il

5G è una grande opportunità – spiega Luca Spada Ceo di Eolo – e per coglierla occorre favorirne tutte le declinazioni: quello fisso può portare la banda ultra-larga nelle zone più “difficili” del nostro Paese». L’operatore di telecomunicazioni bustocco ha investito oltre 120 milioni di euro negli ultimi tre anni e si prepara ad investirne altri 200 nel prossimo triennio: «Da anni Eolo ha messo in campo importanti investimenti di ricerca e sviluppo per migliorare la rete verso il 5G puntando su velocità di banda, efficienza spettrale e bassa latenza – commenta Luca Spada –. Si tratta di un passo fondamentale per rendere il nostro Paese davvero competitivo in Europa, dove siamo al 25esimo posto in quanto a sviluppo dell’economia e della società digitale, e nel mondo. Eolo, mettendo a disposizione rete e competenze, è pronta a giocare un ruolo da protagonista per rendere il cambiamento possibile anche nelle aree più periferiche d’Italia».

Ma cos’è questo 5G? Il 5G non è una tecnologia specifica ma un nuovo modello di fare telecomunicazioni wireless, siano esse fisse o mobili. «Per questo motivo, se si vuole dare una risposta concreta alla necessità di promuovere la diffusione della banda ultralarga nei nostri territori lo sviluppo del 5G in Italia dovrà essere tecnologicamente neutro – spiega Eolo -. Se così non fosse si correrebbe il rischio escludere nuovamente quelle parti di territorio che sinora hanno pagato il prezzo più grande in termini di digital divide». Parliamo di tutti quei piccoli e medi centri abitati che arrivano a rappresentare circa il 37% della popolazione, che con estremo ritardo hanno visto arrivare la banda larga. E questo significherebbe perdere un’occasione importante di sviluppo per l’intero Paese. «Per agevolare anche lo sviluppo del 5G fisso (il Fixed Wireless Access) – aggiunge Luca Spada – occorrono ulteriori frequenze specificatamente dedicate e modelli di assegnazione ad hoc. In quest’ottica, la sperimentazione avviata recentemente dal Mise sulle frequenze 3.6-3.8 MHz dovrebbe coinvolgere anche il Fixed Wireless Access, soprattutto nelle aree extra-urbane e rurali, da sempre i territori dove gli operatori wireless fissi hanno investito».