La patria del festival deve fare a meno del 3D

La patria del festival deve fare a meno del 3D

BUSTO ARSIZIO E’ la città del Baff, ma deve stare a digiuno del 3D. Il cinema è all’alba di una nuova era, dalla quale Busto Arsizio rischia di rimanere esclusa. Lo fa notare Gabriele Tosi, patron del Baff, sulla scia del (motivato) entusiasmo per Avatar, il film di James Cameron che per la settima arte segna una svolta epocale.«Stiamo assistendo a un passaggio fondamentale – dice – come quello dal muto al sonoro, o dal bianco e nero al colore. Il 3D cambia completamente la percezione dello spettatore, che arriva a un livello di compartecipazione mai visto prima: la sensazione

è, letteralmente, di essere parte integrante della scena. Sono convinto che il cinema possa così diventare ancora di più un elemento di progresso per l’uomo». Soprattutto per l’uomo che sia disposto ad andare al cinema a Milano, Melzo, Cerro Maggiore o Gallarate, visto che a Busto Arsizio non esiste una sala cinematografica che possa proiettare pellicole a tre dimensioni.E’ vero, arriverà il multisala se il progetto delle Nord parte. Però intanto si potrebbe magari bussare a qualche sala che nel frattempo ha chiuso. Come l’Oscar, che doveva diventare una palestra, poi non se n’è fatto più nulla. Laura Campiglio

m.lualdi

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