VARESE Porfido a rischio nelle aree pedonali, e quando si rovina grava sulle tasche dei varesini per qualche decina di migliaia di euro l’anno.
Il paradosso, è che la colpa è in parte dello spazzamento per tirarlo a lucido. O meglio dell’aspirazione. I macchinari di Aspem che passano sette giorni su sette di prima mattina per pulire le pavimentazioni del centro storico stanno creando problemi non da poco al fondo stradale: i cubetti di porfido, o qualche volta anche le più pesanti lastre di pietra, passaggio dopo passaggio finiscono per sollevarsi e la pavimentazione puntualmente deve essere riparata.
Dipende in buona parte dai macchinari utilizzati per la pulizia. Le spazzole di queste macchine, sia metalliche che in plastica rigida, ruotando velocemente sulla superficie da pulire grattano la sabbia compattata usata a secco per posarle, ma, soprattutto, l’aspiratore rimuove il materiale scollato.
Sommato all’erosione naturale di pioggia e gelo, ne risulta un esborso non calcolabile per la voce specifica ma che costituisce buona parte dei 42mila euro all’anno destinati al taglio dei cigli e alla manutenzione delle “pavimentazioni lapidee” e manufatti stradali in centro.
Le zone interessate dal distacco dei cubetti sono diverse, tutte concentrate tra corso Matteotti e vie limitrofe, compresa la zona tra piazza Giovine Italia, piazza Carducci, via Cavallotti, via Cattaneo, via Vetera e via Dandolo.
A chi lavora in zona, a partire da commercianti e baristi, la cosa non è nuova. «È vero, i cubetti di porfido si muovono facilmente» dice Maria Ghezzi dietro il bancone del suo bar, che comunque considera la pulizia della strada davanti alla porta un servizio irrinunciabile.
«Abbiamo qualche problema con i padroni dei cani e preferisco una lastra che salta alla strada sporca. Devo dire però che quando succede intervengono velocemente a rimetterla a posto; bisogna segnalarlo, ma almeno intervengono». Della stessa idea Marta Prinache lavora alla Stefanel: «Di persone che inciampano qui davanti ne vediamo».
Sulle spiegazioni tecniche non sanno nulla né lei né le colleghe, fatto sta che ogni soluzione va bene, purché la gente non ci rimetta le caviglie. «È capitato anche a noi di rischiare il tacco o peggio la gamba, ma d’altra parte le buche ci sono da tutte le parti. L’importante è che le riparino in fretta».
«Se mi chiedono perché si rovina rispondo che non lo so», dice mentre spinge un passeggino Martina Molteni, residente nella zona, «credo che esistano altri modi per pulire le strade, dovrebbero darsi da fare per trovarli».
Segnala un problema diverso invece Angela Zamberletti: «Da noi cresce l’erba tra le fughe delle lastre». Dove loro hanno i tavolini infatti il macchinario non passa, e non per negligenza degli addetti di Aspem.
«Ogni tanto – spiega – arrivano a pulire alle otto del mattino, ma noi a quell’ora abbiamo già i tavolini fuori. E alla fine dobbiamo pulire noi».
e.besoli
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