VARESE «Così si rischia di mettere la gente l’una contro l’altra». Lo ha detto ieri a messa don Germano, il parroco di San Fermo, e lo ha ribadito in una lettera indirizzata al giornale anche la consigliera provinciale Luisa Oprandi (Pd) a proposito della scelta dell’amministrazione comunale di chiudere la IV Novembre e smembrarla, metà alla Don Rimoldi e metà alla De Amicis di Valle Olona. In Chiesa l’avvertimento è suonato come
un invito a «non cascarci» rivolto ai genitori in lotta per la sopravvivenza della scuola (questa sera, ore 20.30 la riunione nell’auditorium della scuola media), ma ribadito fuori da quel contesto è stato un richiamo esplicito all’assessore ai servizi educativi e alla sua maggioranza affinché non chiudano alcuna scuola, neppure la IV Novembre, e perché la smettano di calare dall’alto decisioni tanto drastiche senza averne prima discusso approfonditamente con le comunità coinvolte.
LA PREOCCUPAZIONE DEL DON
«Sorpresi, indignati ed estremamente preoccupati». Con queste parole il parroco di San Fermo, don Germano, definisce il proprio sentimento, e quello della sua parrocchia, davanti alla proposta di chiudere la scuola elementare del quartiere: «Sorpresi perché fino a pochi giorni fa nessuno aveva mai messo in dubbio la sopravvivenza della IV Novembre che è una realtà in espansione, sempre più richiesta dalle famiglie e che conta su un ottima struttura. Perché chiuderla? – si domanda il parroco – nessuno è venuto a spiegarcelo, e questo suscita preoccupazioni ancora più profonde». «Non si possono prendere decisioni del genere a tavolino, di punto in bianco, nel pieno della notte e senza preoccuparsi di guardare in faccia la realtà su cui ricadono. Una realtà complessa fatta di bambini e di persone», precisa il don esprimendo la sua indignazione per il modo in cui martedì scorso il vertice di maggioranza ha partorito il nuovo piano scuole, piombato come un fulmine a ciel sereno sulla sua comunità: «L’assessore così rischia di mettere la gente l’una contro l’altra. Invece dovrebbe incontrare le persone, e spiegare le sue ragioni che altrimenti così appaiono incomprensibili. Serve un confronto».
I DISAGIChiudere la IV Novembre e dividere i suoi alunni in due plessi, renderebbe impossibile il tempo pieno, per mancanza di spazi e di contiguità tra le classi come hanno già spiegato le insegnanti, travolgendo anche la vita parrocchiale: «Oggi i bambini della IV Novembre sono a scuola tutti i pomeriggi tranne il mercoledì, giorno in cui le catechiste li vanno a prendere a scuola per la formazione spirituale. In questo modo anche se entrambi i genitori lavorano i bambini non sono mai da soli il pomeriggio» racconta don Germano che si chiede come sarà fatta la scelta tra i piccoli che rimarranno a San Fermo e quelli che dovranno andare a Valle Olona.«Ora i politici parlano di aule, spazi, numero degli alunni…Ma ci dimentichiamo che IV Novembre o De Amicis (così come Foscolo, Mameli, Cairoli) sono bambini, famiglie, persone,
sono esigenze famigliari, sono bisogni educativi, sono la vita dei quartieri», scrive in una lettera la Oprandi che ribadisce l’esigenza di mantenere aperte tutte le scuole elementari rionali tagliando magari gli sprechi al posto dei servizi scolastici fondamentali. E poi, riguardo all’ultima proposta di chiudere la IV Novembre, ricorda come questa sia spuntata dal nulla in una riunione di maggioranza: «Invece di riunirsi a porte chiuse perché i politici non non vanno in mezzo alla gente e non si confrontano con rappresentanti dei genitori, dei docenti, con le forze sociali presenti sul territorio? – si chiede – E che senso ha far passare l’idea che per salvare la De Amicis debba essere chiusa la IV Novembre? Mors tua vita mea? É questa la politica al servizio del territorio? Varese non è il Monopoli, è fatta di persone e bisogni veri».Lidia Romeo
e.marletta
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