La recinzione non basta. Perché si passa dal cancello…

Ultimato il muro per tenere fuori i senzatetto dall’area. Ma c’è già un accesso alternativo

Da oggi il detto “fatta la legge, trovato l’inganno” può essere utilizzato anche per descrivere la situazione della cancellata che costeggia la ferrovia lungo via Pacinotti. Solo pochi giorni fa, dopo meno di una settimana di lavoro, la squadra di operai aveva terminato la costruzione della recinzione in cemento armato. Un intervento che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto impedire l’accesso all’area ferroviaria, di proprietà di RFI, a persone non autorizzate. Infatti, negli ultimi anni, l’area sottostante il ponte della Mornera è stata utilizzata come accesso ai capannoni abbandonati che, un gruppo di senza fissa dimora ha trasformato nella loro nuova casa.

Purtroppo, però il condizionale è d’obbligo. Di fianco alla nuova struttura, alta più di due metri e mezzo, è presente da tempo, un cancello di ferro, lievemente più basso ma che dovrebbe comunque scongiurare gli ingressi abusivi. Dovrebbe è la parola giusta perchè, avvicinandosi alla cancellata, ci si rende conto che non vi è nessuna serratura o lucchetto che possa permetterne la chiusura. Anzi, pochi centimetri più in là, è ben visibile un masso che, molto probabilmente, viene utilizzato per facilitare il passaggio.

Come se non bastasse, un centinaio di metri prima del ponte, ed alle spalle della Questura di Gallarate, vi è un altro cancello che permette l’accesso alla zona che, come ben segnalato su un cartello, è interdetta a veicoli e persone non autorizzate. Peccato che anche qui, c’è un piccolo inghippo, sul lato sinistro manca una parte della recinzione in fil di ferro. Insomma, si chiude il portone principale ma si lasciano aperte le porte sul retro.

Questa non è la prima volta in cui i residenti, e non solo, si sono resi conto che gli interventi vengono realizzati solo a metà. Un esempio è il cancello, utilizzato come accesso alle officine (ormai in disuso), all’angolo tra via Pacinotti e via Pasubio che, prima di essere definitivamente saldato era stato chiuso dapprima con alcune mandate di fil di ferro e successivamente con un lucchetto. «Noi l’avevamo fatto presente subito che sarebbe stata una soluzione che, al massimo, avrebbe retto per qualche ora – racconta un residente della via che preferisce rimanere anonimo – ed infatti così è stato». Stesso discorso anche per le cancellate di ferro poste davanti alla palazzina che ospitava gli appartamenti dei ferrovieri. «Alla fine dei lavori ne mancava una, al suo posto hanno messo un rete arancione di plastica – continua il cittadino di Madonna in Campagna – spero che si accorgano in fretta che il cancello, per essere utile, deve essere chiuso e non aperto».